Omicidio di Pamela Mastropietro, il pm chiede l'ergastolo per Oseghale

A poche settimane dall'inizio del processo per la morte di Pamela Mastropietro, la 18enne romana fatta a pezzi e nascosta in due trolley poi abbandonati sul ciglio della strada per Corridonia (MC) nel gennaio dello scorso anno, il pubblico ministero Stefania Ciccioli ha formulato la richiesta di pena per l'unico imputato, Innocent Oseghale.

Ergastolo con isolamento diurno di 18 mesi. Questo perché, secondo la ricostruzione fatta oggi in aula dal sostituto procuratore, la giovane Pamela non sarebbe morta per overdose, ma sarebbe stata uccisa da Oseghale con due coltellate dopo esser stata violentata. A supporto di questa tesi, respinta a più riprese dall'imputato, c'è anche l'esito degli accertamenti del medico legale Mariano Cingolani e del tossicologo Rino Froldi:

La morte di Pamela è avvenuta per le due ferite penetranti alla sede basale emitoracica destra dovendosi escludere l'overdose.

La 18enne era sotto l'effetto di oppiacei, ma secondo l'accusa i dati emersi non sarebbero coerenti con un'overdose. L'omicidio, quindi, sarebbe stato compiuto perchè Pamela Mastropietro voleva sottrarsi alle violenze che stava subendo:

Oseghale ha compiuto atti sessuali senza il consenso di Pamela che si trovava in quel momento sotto effetto di sostanza stupefacente e non ha mai potuto esprimere un valido consenso a intrattenersi sessualmente con la persona che aveva davanti. È stata uccisa perché ha voluto sottrarsi a tutto quello che stava capitando nell'abitazione di Oseghale.

Proprio per questo motivo si è deciso di chiedere il massimo della pena. Il processo prosegue.

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