Strage di Viareggio, confermati in appello i 7 anni a Mauro Moretti

Il prossimo 29 giugno saranno già passati dieci anni dall'incidente ferroviario di Viareggio che costò la vita a 32 persone. Dieci anni dopo la giustizia italiana sta ancora facendo il proprio corso: oggi la Corte d'Appello di Firenze ha deciso di confermare la condanna a 7 anni di carcere per Mauro Moretti, amministratore delegato di Rete Ferroviaria Italiana e Ferrovie Dello Stato quando si verificò la tragedia.

Per lui la Procura generale aveva chiesto una condanna a 15 anni e 6 mesi di carcere per disastro, omicidio plurimo colposo, lesioni colpose e incendio. I giudici, però, hanno ritenuto opportuno confermare la pena già inflitta a Moretti in primo grado. Ridotte invece le pene per l'ex ad di RFI Michele Mario Elia e l'ex ad di Trenitalia Vincenzo Soprano, condannati in primo grado a 7 anni e 6 mesi: per loro la pena inflitta in appello è stata di 6 anni di carcere.

Giulio Margarita, ex dirigente della direzione tecnica di Rete Ferroviaria Italiana, è stato assolto perchè "il fatto non sussiste": per lui il pg aveva chiesto una condanna a 12 anni e 6 mesi di carcere, quasi il doppio rispetto ai sei anni e sei mesi che gli erano stati inflitti in primo grado.

Assolti in appello anche alcuni dipendenti di RFI Giovanni Costa, Giorgio Di Marco e Enzo Marzilli, che in primo grado erano stati condannati a pene tra i sei anni e i sei anni e mezzo di carcere.

Ridotta anche la pena per Rainer Kogelheid, ex amministratore delegato di Gatx Rail Germania, la società che aveva affittato a Ferrovie dello Stato i carri cisterna coinvolti nell'incidente ferroviario. Per lui, condannato in primo grado a 9 anni e sei mesi di carcere, i giudici di Firenze hanno optato per una condanna a 8 anni e 8 mesi di carcere.

Il perchè della riduzione di molte delle condanne è da ricercare nella prescrizione scattata nel maggio dello scorso anno per le accuse di incendio e lesioni plurime colpose, che in questo procedimento si è tradotta con uno sconto di pena di 6 mesi. Mauro Moretti, però, nel febbraio scorso aveva annunciato di voler rinunciare alla prescrizione, vedendosi così confermata in toto la pena del primo grado.

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