Migrante decapitato da scafista durante viaggio nel Mediterraneo

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Un migrante è stato decapitato durante la traversata del Mediterraneo a bordo di un gommone della speranza. L’omicidio è stato raccontato dagli stessi compagni di viaggio del giovane morto agli operatori della Croce Rossa Spagnola. Secondo quanto riferisce il quotidiano spagnolo El Mundo, l’imbarcazione con a bordo 16 migranti è partita lo scorso 5 luglio dalla spiaggia di Kariat Arkmane, vicino a Nador, nel nord del Marocco. Durante la traversata del Mediterraneo, un ragazzo avrebbe bevuto un succo di frutta senza autorizzazione e a quel punto lo scafista lo ha sgozzato, decapitato e gettato la testa in mare, lasciando il corpo senza vita sul gommone per circa 45 minuti.

“Gli ha tagliato la testa, è impazzito”, il racconto esterrefatto di uno dei migranti appena sbarcato in Spagna. Oumar Diallo, lo scafista e proprietario della barca, si è fatto pagare 2.500 euro da ciascuno dei passeggeri per la traversata. Compreso nel prezzo un sacchetto con alcune cose da consumare durante le 12 ore previste per il viaggio, tra cui cibo e succhi di frutta. Uno dei giovani migranti, però, avrebbe approfittato anche del succo di Diallo, la cui reazione a quel punto è stata tremenda. Lo scafista ha estratto un pugnale e lo ha decapitato.

Agli altri non è rimasto che assistere alla scena esterrefatti. La testa è stata infatti gettata in mare, ma il corpo del decapitato è rimasto sul gommone per almeno 45 minuti. Solo dopo lo sbarco e il trasferimento presso il Centro rifugiati di Malaga, alcuni si sono liberati del peso raccontando tutto e ricevendo contestualmente assistenza psicologica. I volontari riferiscono che a distanza di diversi giorni dai fatti, diversi migranti ancora non riescono a dormire per via della scena cui sono stati costretti ad assistere. Diallo è stato nel frattempo trattenuto dagli investigatori che stanno facendo luce sull’accaduto. In passato era già stato denunciato dall’Organizzazione marocchina per i diritti umani per traffico di esseri umani. Anche la polizia marocchina lo ha fermato più volte, racconta Omar Naji, presidente della ong, ma è sempre stato rilasciato.

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

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