Carabiniere ucciso: altra insegnante nella bufera per un post social

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Dopo l’insegnante che esulta per l’omicidio del carabiniere Mario Cerciello Rega, ora spunta quella che invita le forze dell’ordine a sparare in testa ai criminali. Dai social network sta emergendo purtroppo disagio e tanta ignoranza, anche da parte di chi ha ruoli culturalmente importanti nella nostra società. Su Twitter sta facendo discutere in questore il commento di Patrizia Starnone, 46enne docente torinese che insegna Diritto al liceo Pascal di Giaveno. In seguito all’omicidio del carabiniere Rega, la signora invita le forze dell’ordine a rispondere eventualmente con "un colpo in testa al reo, come fanno in ogni altro Paese".

Il messaggio, come riporta l’edizione odierna de La Repubblica, è apparso tra i commenti al post nel quale la Lega chiedeva ai proprio followers cosa ne pensasse della foto dell’americano bendato durante l’interrogatorio.

"È scioccante il fatto che sia stata scattata, pubblicata e che qualcuno si indigni pure dopo l'efferato crimine perpetrato contro il nostro carabiniere. Cari agenti della forze dell'ordine - l’invito della professoressa - , quando è necessario e non vi è altra scelta un colpo in testa al reo, come fanno in ogni altro Paese".

Inevitabilmente, il messaggio ha scatenato un flame, ma la diretta interessata, che fino al 2012 ha anche esercitato come avvocato, si difende. Il suo intervento, dichiara al quotidiano La Repubblica, era riferito "non alla foto ma al massacro di un carabiniere in servizio. È in un caso di pericolo come quello che, dico, le forze dell'ordine, hanno il diritto di intervenire, come scelta estrema con l'uso delle armi. Lo dice anche il codice penale: l'uso delle armi è consentito quando non ogni altro mezzo non è più sufficiente a tutelare la persona".
Una pezza che ci sembra essere peggio del buco, considerato che nel commento su Twitter lei stessa parla di "colpo in testa" e non di utilizzo generico delle armi a scopo di difesa. Continuando nella sua difesa, l’insegnante sostiene comunque di essere stata "attaccata per l'espressione colorita che ho usato, ma intendevo questo".

"Sono stata costretta a blindare il mio profilo per i continui insulti diffamatori cui sono stata oggetto tutto il pomeriggio, anche su Instagram, hanno scavato nella mia vita, violato la mia privacy. La mia colpa è aver difeso le forze dell'ordine. Procederò legalmente - annuncia - perché esser equiparata a chi ha offeso l'onore, il decoro, la dignità di un giovane carabiniere brutalmente massacrato, chi ha offeso l'intera Arma dei carabinieri e la famiglia della vittima, non può essere assolutamente equiparato al mio tweet che è stato strumentalizzato. Credo che nei miei confronti sia stato usato un comportamento squadrista".

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

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