Carabinieri ucciso, il Gip: "Varriale già in piazza Mastai un'ora prima della chiamata al 112"

Nell'ordinanza della Gip Chiara Gallo, che ha confermato lo stato di fermo per i due americani coinvolti nell'omicidio di Mario Rega Cerciello, ci sono nuovi elementi da aggiungere alla ricostruzione su quanto accaduto. Il collega del vicebrigadiere ucciso ha raccontato alla Gip che lo stesso Cerciello si era identificato come un appartenente alle Forze dell'ordine quando si sono avvicinati ai due giovani americani in possesso del borsello di Brugiatelli ("Fermati, siamo carabinieri. Basta!"), ma neanche questo ha fermato Elder Fiinegan Lee, che ha ucciso il carabiniere infliggendogli 11 coltellate.

La Gip riporta un fatto nuovo nella ricostruzione di quella notte: "Dall'annotazione del carabiniere Varriale emerge che poco tempo prima di ricevere l'incarico di effettuare l'operazione in abiti civili, alle ore 1,19, era intervenuto in piazza Mastai su ordine del maresciallo Pasquale Sansone che gli riferiva di trovarsi sul posto insieme ad altri operanti per la ricerca di un soggetto che si era sottratto all'identificazione dandosi alla fuga dopo aver consegnato ai militari un involucro di colore bianco contenente una compressa di tachipirina".

Proprio durante questa operazione è stato identificato Sergio Brugiatelli, il cosiddetto "broker dei pusher", al quale i due americani avevano rubato il borsello: "Sul posto - continua il giudice - veniva identificato Sergio B. che riferiva di essere stato vittima di un borseggio operato da due persone che dopo il furto si allontanavano a piedi in direzione lungotevere altezza ponte Garibaldi. Precisava inoltre che all'interno della borsa che gli avevano asportato era presente il suo cellulare, i documenti ed altri effetti personali. Al momento gli operanti invitavano Sergio B. a sporgere denuncia presso un qualsiasi ufficio di polizia e riprendevano il normale servizio".

Nell'ordinanza è riportata anche la ricostruzione fornita da Varriale circa quanto accaduto in via Pietro Cossa, nel quartiere Prati, dove Cerciello è stato ucciso con 11 coltellate: "I due soggetti, notati in un atteggiamento palesemente guardingo e sospettoso, venivano da noi repentinamente avvicinati. Contestualmente ci qualificavamo come appartenenti all'Arma dei carabinieri attraverso anche l'esibizione dei nostri tesserini di riconoscimento. Ma i due ancor prima di procedere a una qualsiasi forma di regolare controllo ci aggredivano fisicamente per vincere un nostro tentativo di bloccaggio".

E ancora: "Le concitate fasi della lite si svolgevano con estrema rapidità e violenza". Varriale ricorda di essere stato "aggredito dal soggetto con la felpa nera" che "dimenandosi fortemente con calci, graffi e pugni riusciva a liberarsi dalla mia presa. Dopo pochi istanti, notavo entrambi i soggetti che si davano alla fuga in direzione via Cesi e in tale frangente notavo il vice brigadiere Cerciello Rega che perdeva moltissimo sangue dal fianco sinistro all'altezza del petto" e, prima di "accasciarsi al suolo", disse "mi hanno accoltellato".

Nell'ordinanza è anche riportato quello che ha riferito Sergio Brugiatelli su quella sera: "Mi trovavo in piazza Trilussa in compagnia del mio amico di nome Meddi', quando venivamo avvicinati da due ragazzi stranieri, i quali ci chiedevano se avevamo della sostanza stupefacente, in particolare della cocaina, da vendergli. Io gli rispondevo che non avevo lo stupefacente con me, ma che ero in grado di recuperarlo. I due ragazzi, convinti dell'acquisto, riferivano che volevano acquistare circa 80 euro di cocaina, andando a prelevare denaro contante presso un vicino bancomat. Tornati con i soldi, insieme si incamminano in direzione dello spacciatore che viene chiamato al telefono da Brugiatelli e invitato a raggiungerlo con la droga".

"Nell'attesa, io e i due soggetti ci mettevamo seduti su una panchina", aspettando l'amico di Brugiatelli che avrebbe dovuto portare la sostanza stupefacente da consegnare ai due. Poco dopo "quest'ultimo" - prosegue Brugiatelli - "mi contattava telefonicamente e mi diceva di raggiungerlo dall'altra parte di viale Trastevere". A ritirare la droga andarono solo Brugiatelli e "il ragazzo con i capelli biondi" (Natale Hjort, ndr), mentre l'altro giovane americano, Elder Finnegan Lee, era rimasto sulla panchina dove Brugiatelli aveva lasciato anche la bicicletta e lo zaino.

Nel momento della consegna Brugiatelli colloca l'intervento delle forze dell'ordine che mandano "all'aria" lo scambio. Brugiatelli e Natale Hjort si allontanano dunque in direzione diverse e l'americano sfugge all'identificazione. Una volta tornato alla panchina lo stesso Brugiatelli non trova più il suo zaino e decide di chiamare il suo numero di cellulare prima di rivolgersi al 112: "Mi rispondeva un ragazzo che, con chiaro accento straniero, credo inglese, mi riferiva che, se volevo tornare in possesso del mio zaino, gli avrei dovuto portare un grammo di cocaina e i 100 euro che poco prima avevano consegnato al mio amico".

La vicenda, al momento, non è ancora del tutto chiara.

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