L’Amazzonia brucia, Macron: è crisi internazionale, agisca il G7. Bolsonaro: mentalità colonialista

Il presidente francese Emmanuel Macron e quello brasiliano Jair Bolsonaro si sono scontrati su quanto sta accadendo in Amazzonia. Il capo dell’Eliseo lamenta lo scarso impegno del presidente del Brasile, secondo cui il governo del suo Paese non ha le risorse per fronteggiare l’emergenza incendi.

Macron su Twitter ha parlato di "crisi internazionale" per gli incendi in Amazzonia invitando il G7 a occuparsi della questione mettendola nell’agenda del prossimo vertice: "La nostra casa sta bruciando" ha scritto Macron. Pronta la replica di Bolsonaro che l’ha accusato di agire per "interessi politici personali" di "mentalità colonialista".

Brasile, foresta amazzonica in fiamme. Bolsonaro: "Non abbiamo i mezzi per contrastarli"

La foresta amazzonica in Brasile è in fiamme da oltre due settimane e la situazione è ormai fuori controllo, col governo brasiliano totalmente incapace di affrontare un'emergenza così su larga scala.

Gli incendi nella foresta amazzonica non sono certo una novità. Ogni anno se ne registrano a migliaia, ma in questo 2019 si è già raggiunto il numero record di oltre 75mila incendi dal 1° gennaio ad oggi, quasi il doppio di quelli registrati lo scorso anno nello stesso periodo e più del triplo di quelli verificatisi nel 2013.

Stavolta, però, la situazione è più grave di quanto lo sia mai stata negli anni recenti, al punto da spingere il presidente del Brasile Jair Bolsonaro ad ammettere che in questa fase c'è ben poco che si possa fare: "Quaranta uomini per contrastare le fiamme? Non ci sono le risorse. Il caos è arrivato".

Bolsonaro è ritenuto dai suoi oppositori e dagli ambientalisti come responsabile di questa situazione di emergenza estrema, non soltanto per aver incentivato il disboscamento selvaggio della foresta amazzonica, ma anche per aver sottovalutato gli incendi divampati in queste ultime settimane.

Nelle ultime ore Bolsonaro è stato chiamato pubblicamente ad intervenire sull'emergenza, ma non sembra aver preso seriamente la cosa, al punto da essere arrivato a puntare il dito contro le organizzazioni non governative che avrebbero appiccato gli incendi come vendetta per i tagli imposti dal governo, salvo poi ammettere di non aver alcuna prova a sostegno di questa accusa.

Anche la NASA ha lanciato l'allarme pubblicando le immagini satellitari che rivelano una nube di fumo che ricopre gran parte dell'America Latina. Questa densa nume di fumo non soltanto arriva ad impedire ai raggi solari di raggiungere la superficie terreste, ma impedisce anche la formazione delle nuvole, con tutte le conseguenze del caso.

Jair Bolsonaro, in carica dal 1° gennaio scorso, ha dimostrato sin dal suo insediamento ha incentivato la deforestazione, al punto che dopo appena sei mesi di governo i dati confermavano un aumento della deforestazione dell'88% rispetto all'anno precedente. È proprio quello che il mese scorso era stato denunciato pubblicamente dal direttore dell'Istituto nazionale di ricerche spaziali, che aveva accusato il governo di Bolsonaro di aver mentito sull'entità della deforestazione e per questo era stato licenziato poco dopo.

Il Brasile e i Paesi confinanti restando quindi a guardare per mancanza di mezzi e di risorse, mentre le fiamme avanzano senza sosta. Oggi, sul Manifesto, Claudia Fanti ha fornito un bel riepilogo dei danni già accertati:

il fuoco divora vaste estensioni di foresta in diverse regioni del Paese, a cominciare dagli Stati di Acre, Rondônia, Mato Grosso e Mato Grosso do Sul, ma anche in Bolivia, in Paraguay e in Perù. E avanza sulle terre indigene e sulle aree protette – in Amazzonia soprattutto, ma anche nel Cerrado e nella già devastata Mata Atlântica – distruggendo, tra molto altro, già più di 32 mila ettari del Parco nazionale di Ilha Grande in Paraná, e avanzando per 30 chilometri all’interno di un altro parco nazionale, quello di Chapada dos Guimarães, in Mato Grosso.

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