Caso Cucchi, ministri e generali chiamati a testimoniare

AGGIORNAMENTO 30 ottobre 2019 - Il legale della famiglia di Stefano Cucchi sarebbe pronto a chiamare sul banco dei testimoni due ex ministri della Difesa e sei generali dei carabinieri per sentirli nel processo sui sospetti depistaggi relativi alla morte di Stefano Cucchi: tra i nomi dei politici e ufficiali dell’Arma che nei prossimi mesi potrebbero essere chiamati come testi ci sarebbero, secondo Rainews, gli ex ministri della Difesa Ignazio La Russa ed Elisabetta Trenta e il comandante generale dell'Arma Giovanni Nistri. Tra i generali Leonardo Gallitelli, Tullio Del Sette, Vittorio Tomasone, Biagio Abrate e Salvatore Luongo. Il dibattimento prenderà il via il 12 novembre.

Cucchi, la difesa di Tedesco ha chiesto l'assoluzione: "non è rimasto inerte"

29 ottobre 2019 - Gli avvocati di Francesco Tedesco, il carabiniere che ha avuto il coraggio di raccontare in aula il pestaggio subito da Stefano Cucchi, hanno chiesto l'assoluzione per il loro assistito. In questo momento Tedesco è imputato al pari di Di Bernardo e D'Alessandro - i due colleghi accusati di aver pestato Cucchi nella Caserma al Casilino - per il reato di omicidio preterintenzionale e falso.

L'avvocato Eugenio Pini ha sottolineato che il suo assistito "in questa vicenda ha percorso un sentiero solitario e impervio, ha provato a opporsi a un meccanismo dal quale è stato investito, ma alla fine è arrivata la vittoria per lui".

La difesa di Tedesco ha altresì rimarcato che il loro assistito non è rimasto indifferente al pestaggio, come da lui stesso ricostruito: "Tedesco non è rimasto inerte davanti al pestaggio di Cucchi, lo stavano massacrando di botte, Tedesco intima a Di Bernardo e D'Alessandro di smetterla, ‘non vi permettete’ dice, e riferisce l’accaduto a un superiore". I suoi sono stati atti concreti, "prima richiamando verbalmente il collega Di Bernardo e poi stoppando materialmente Raffaele D'Alessandro, Tedesco ha soccorso e protetto il ragazzo".

L'avvocato ha poi sottolineato che il coraggio dimostrato dal suo assistito comporterà quasi certamente la perdita del posto di lavoro, senza considerare il peso che si è già portato sulla coscienza per tutti questi anni: "Alla fine di questa triste vicenda temo che Francesco Tedesco perderà la divisa e il posto di lavoro. Tedesco ha diritto alla verità e questo diritto lo ha esercitato. Tedesco voleva parlare da tempo, per anni si è mimetizzato, ha avuto un doppio registro, ma aveva la necessità di parlare. Quando ha rivelato i fatti al suo difensore per lui è stata una liberazione".

Anche il Pm Giovanni Musarò ha chiesto l'assoluzione per Tedesco dall'accusa di omicidio preterintenzionale, ma ha anche formulato la richiesta di una condanna a 3 anni e mezzo per falso. Per i difensori anche questa condanna sarebbe ingiusta perché "Tedesco ha visto e denunciato immediatamente al suo superiore" e "quando scopre che la sua annotazione era scomparsa dal registro viene preso dal panico".

L'unico errore di Tedesco, secondo i suoi difensori, sarebbe stato quello di fidarsi dei suoi superiori, che su di lui esercitavano sicuramente un potere intimidatorio: "Tedesco non ha commesso un falso per assicurare l’impunità per sé e per i suoi due colleghi Di Bernardo e D’Alessandro. Quando il maresciallo Mandolini gli porge degli atti riguardanti Cucchi gli dice ‘firma’ e lui li firma senza leggere".

Il Pm ha chiesto, invece, una condanna a 18 anni di carcere per Di Bernardo e D'Alessandro e una ad 8 anni per falso per il maresciallo Roberto Mandolini.

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