Tragedia di Rigopiano, archiviate le accuse contro 22 indagati

Colpo di scena nelle indagini sulla tragedia di Rigopiano, costata la vita il 18 gennaio di due anni fa a 29 persone che si trovavano nell'hotel quando è stato travolto dalla valanga. Oggi il gip del tribunale di Pescara ha disposto l'archiviazione di 22 delle persone indagate nel filone principale dell'inchiesta.

Non andranno a processo, come deciso oggi dal gip Nicola Colantonio, gli ex presidenti della Regione Abruzzo Luciano D'Alfonso, Ottaviano Del Turco, e Gianni Chiodi, ma anche l'ex sottosegretario alla Giustizia Federica Chiavaroli e la funzionaria della Protezione Civile Tiziana Caputi, così come gli ex assessori Tommaso Ginoble, Daniela Stati, Mahmoud Srour, Gianfranco Giuliante e Mario Mazzocca.

Posizione archiviata anche per Enrico Paolini, ex vicepresidente della Regione Abruzzo, e l'ex direttore del Dipartimento di protezione civile Giovanni Savini, ma anche per Silvio Liberatore, responsabile della sala operativa della Protezione civile, e Antonio Iovino, dirigente del servizio di Programmazione di attività della Protezione.

Le richieste di archiviazione erano state avanzate dal procuratore capo Massimiliano Serpi e dal sostituto procurare Andrea Papalia, mentre ad opporsi erano stati i legali di alcuni dei familiari della vittime, a cominciare da Alessio Feniello, padre del giovane Stefano, che ha affidato a Facebook il proprio amaro e deluso sfogo:

Comincio a pensare che alla fine la colpa sarà di chi stava in hotel, di chi lavorava a Rigopiano e di chi c'è andato in vacanza. Ho appena saputo che il giudice ha accolto la richiesta di archiviazione nei confronti di tutti i funzionari della regione, della Acquaviva, e anche dei tre personaggi che ci hanno fatto credere che Stefano era vivo, uccidendolo due volte. Questa archiviazione è un colpo che fa molto male. Per quello che riguarda me e la mia famiglia, non ho parole, mi sento preso per il culo dalla giustizia. Sembra che dovrei essere io a chiedere scusa a provolo e alla chiavaroli, perché loro ci hanno detto e confermato che Stefano era vivo solo per compassione, per darci conforto. Ma stiamo scherzando? Ma veramente un Giudice può dire una cosa del genere a dei genitori che per quattro giorni hanno creduto che il figlio fosse vivo? Non hanno commesso errore perché erano in buona fede? E noi, allora? Noi non dobbiamo più credere a nessuno, perché se le autorità ci dicono una cosa, dobbiamo pensare che può essere anche il contrario, che può essere un errore in buona fede. Io non credo più a nulla, il processo possono anche non farlo a questo punto, ormai non ha senso credere nella giustizia. L'unico a pagare, fino ad oggi, sono io per aver portato i fiori a Stefano, e sto affrontando un processo per questo. Chi mi ha detto che mio figlio era vivo, facendomi illudere per 4 giorni che sarebbe tornato a casa, invece no, perché l'ha fatto a fin di bene. Io invece i fiori a mio figlio perché li ho portati? Per fare del male a qualcuno? Ma ce l'avete una coscienza? Sono schifato, qualcuno deve spiegarmi come è possibile che a pagare siano sempre e solo i poveracci, mentre chi sta al potere può stare tranquillo, sbagliare, uccidere, e rimanere al proprio posto. Se non fosse per la promessa fatta a Stefano, avrei già abbandonato tutto. Questa è l'Italia.

Comincio a pensare che alla fine la colpa sarà di chi stava in hotel, di chi lavorava a Rigopiano e di chi c'è andato in...

Posted by Alessio Feniello on Tuesday, December 3, 2019
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