Prato, i legali della donna che avuto un figlio da un 14enne: "Intervenga la Consulta"

Gli avvocati della donna di Prato che ha avuto un figlio dopo aver fatto sesso con un 14enne, hanno chiesto l'intervento della Consulta affinché sia valutata la costituzionalità dell'articolo 609 quater c.p., che stabilisce la punibilità per chi abbia rapporti sessuali con un minore di 14 anni di età, soglia al di sotto della quale il legislatore ha stabilito che non si può esprimere un consenso pieno e consapevole. Naturalmente il limite posto dal legislatore serve a tutelare il 14enne medio, esattamente con la stessa logica con la quale viene riconosciuto il raggiungimento della maturità al compimento dei 18 anni.

Secondo gli avvocati della donna 31enne, la norma non sarebbe più "al passo con i tempi", "figlia di un'epoca passata e di considerazioni mediche, psicologiche e psicopedagogiche ormai superate". In buona sostanza, secondo gli avvocati della donna, un 14enne dei giorni nostri avrebbe un grado di maturità maggiore rispetto al passato, anche grazie ad un accesso facilitato alle informazioni necessarie per approcciarsi alla sessualità.

Questo un passaggio della memoria depositata agli atti: "Secondo dati medici facilmente rinvenibili da una breve ricerca operata su internet appare indubbio che secondo la scienza medica, non solo non esiste una data certa della maturazione sessuale ma anche che questa si è notevolmente abbassata in questi ultimi anni. In sostanza che il diritto sia figlio del tempo non è un dato indubbio".

"Sollevo il caso perché secondo il mio parere è giusto che per questo tipo di reato il giudice decida caso per caso". Questa è dunque la strategia per far decadere le accuse a carico della donna che, è bene precisarlo, è imputata per atti sessuali con minori e violenza sessuale per induzione. Questa iniziativa della difesa stride con le ragioni stesse che hanno portato allo scoppio di questo caso visto che il minorenne in questione, oggi 15enne, ha raccontato ai genitori e poi anche agli inquirenti di essere stato costretto agli atti sessuali dall'odierna imputata.

Ammesso anche che il consenso iniziale del giovanissimo fosse pieno e consapevole - elemento sul quale si potrebbe discutere diffusamente - lo stesso ha denunciato che l'imputata lo avrebbe più volte forzato a sottostare ai suoi desideri sessuali. Voler sostenere che sia sufficiente un primo consenso per sanare qualsiasi condotta successiva, equivale a dire che un marito non possa commettere un atto di violenza sessuale ai danni di una moglie che, al tempo del matrimonio, l'ha sposato senza costrizioni.

Probabilmente la difesa punta a dimostrare in un secondo momento che non ci sia stata alcuna forma di costrizione e che gli elementi raccolti in tal senso sono, piuttosto, compatibili con lo stato emotivo di una donna perdutamente innamorata. Anche questa strategia sembra cozzare con gli elementi in mano alla Procura, ovvero con le chat acquisite agli atti, nelle quali emergerebbero ben altri elementi difficilmente interpretabili in modo diverso.

Tutto questo senza considerare il fatto che nel corso delle indagini è emersa anche una "frequentazione di siti pedopornografici" da parte della donna, circostanza che ha spinto a chiederne l'arresto per il timore di possibili reiterazioni del reato ai danni di altri minorenni.

Stando agli elementi raccolti dagli inquirenti, dunque, non appare essere questa la storia di un amore impossibile e inverosimile tra una donna adulta e un 14enne particolarmente maturo per la sua età. Al 99% questa richiesta della difesa, fortunatamente, non verrà accolta.

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