Mister Eternit, accusato della morte di 392 persone: “Odio gli italiani”

Stephan Schmidheiny è l’ultimo responsabile in vita della gestione degli stabilimenti Eternit.

Stephan Schmidheiny - Eternit

La testata svizzera Nzz am Sonntag ha pubblicato un’intervista a Stephan Schmidheiny, il magnate elvetico ultimo responsabile in vita della gestione degli stabilimenti Eternit. Le sue dichiarazioni sono state riprese dal periodico Area Unia di Lugano e poi hanno fatto il giro dei social network perché sono delle frasi alquanto scioccanti e fanno particolarmente impressione ora, alla vigilia della decisione del giudice per l’udienza preliminare di Vercelli che oggi si esprimerà sulla richiesta di rinvio a giudizio di Schmidheiny per l’omicidio di 392 casalesi, morti a causa dell’amianto usato negli stabilimenti.

Schmidheiny, che è già stato incriminato nel maxi-processo Eternit Uno, è stato condannato in primo e secondo grado a 18 anni per disastro ambientale doloso e poi anche in Cassazione con la prescrizione del 2014, ora è l’unico imputato del processo Eternit Bis, ma per omicidio degli operai. Il fascicolo è stato poi spacchettato in quattro filoni di competenza di diverse procure: a Torino c’è il filone sulla morte di due operai, per le quali Schmidheiny è stato già condannato a 4 anni; a Napoli altri otto morti a Bagnoli; a Reggio Emilia altri morti a Rubiera; a Vercelli 392 morti casalesi. Oltre 400 persone in tutto, ma sono un campione in difetto, perché negli anni ’50 i morti sono stati 2500 per mesotelioma.

Tra i morti casalesi, 62 erano ex lavoratori dello stabilimento, ma 300 erano solo cittadini che risiedevano in zona. Il giudice Fabrizio Filice si dovrà esprimere decidendo se Schmidheiny va rinviato a giudizio per omicidio doloso, come chiesto dai Pm, riqualificarlo in colposo oppure optare per il proscioglimento. Ma mentre si parla di questo fatto e si mette il sale sulle ferite dei famigliari delle vittime, Schmidheiny ha detto:

“Dentro di me provo odio per gli italiani e io sono il solo a soffrire per questo. Non ho intenzione di vedere una prigione italiana dall’interno”

I suoi avvocati hanno definito una “inammissibile tortura di Stato ripetere un processo nei confronti di una persona per gli stessi fatti”. Lo stesso Schmidheiny nell’intervista sembrato ottimista:

“Ritengo che alla fine il mio comportamento sarà giudicato correttamente e un giorno verrò assolto”

Ha anche detto di essere “una persona piuttosto sensibile” e che il fatto di essere stato accusato 40 anni dopo di omicidi di massa e perseguita per decenni è qualcosa che ha un carico emotivo insopportabile:

Ho dovuto occuparmi della mia igiene mentale per non lasciarmi abbattere da tutti questi incredibili attacchi. Mi sono dedicato a esercizi di meditazione quotidiani”

Sull’Italia, dopo aver manifestato il suo odio, ha anche detto però:

“Quando oggi penso all’Italia, provo solo compassione per tutte le persone buone e oneste che sono costrette a vivere in questo Stato fallito”

Una delle vedove casalesi, Assunta Prato, ha così commentato queste dichiarazioni:

“La tortura è quella di migliaia di persone che vivono nella paura di una tosse che non passa e della diagnosi di una malattia che ancora non si può curare, oltre che nel dolore per il lutto di tante persone care”

Ed è una tortura che, di certo, non si può risolvere con la meditazione cui Schmidheiny ha detto di essersi dedicato.

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