Milano: cinesi di ritorno dal loro Paese si autoisolano

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L’epidemia di coronavirus tra le altre cose ha causato in questi giorni sentimenti negativi nei confronti dei cinesi in Italia. Eppure, sono gli stessi cinesi a sentirsi per primi mortificati da quanto sta accadendo: è quanto testimonia Filippo Buttitta, vicepresidente del Centro culturale cinese di Milano. "I cinesi in questi giorni nel nostro quartiere si vedono poco. Sono mortificati per quello che è successo. E chi torna dalla Cina si autoisola", racconta Buttitta.

Davanti al portone dell’associazione è esposto un cartello che da un paio di settimana invita tutti coloro i quali fanno parte della comunità in caso di rientro dalla Cina di non frequentare posti affollati e di restare in casa almeno per due settimane. "Nei giorni scorsi – le parole di Buttitta all’Ansa - , ad esempio, una signora di circa 40 anni è rientrata dalla Cina, dallo Xinjiang e non dalla zona di Whuan: non ha ancora visto i figli, li ha lasciati dagli zii e lei ha deciso di autoisolarsi per due settimane in casa da sola".

Insomma, i cinesi stessi credono molto nell’autotutela, che serve sia per sé sia per gli altri, ribadisce il vicepresidente del Centro culturale cinese di Milano, confermando infine che siano "massimo una ventina, fra cui pochi bambini" gli abitanti della zona di via Sarpi che di rientro dalla Cina non sono stati bloccati attraversando gli scali internazionali.

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