Caso Vannini, Pg Cassazione: "Fu omicidio volontario, serve nuovo processo"

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Secondo il procuratore generale della Corte di Cassazione la morte di Marco Vannini fu omicidio volontario e per questo serve un nuovo processo. Il pg Elisabetta Ceniccola ha chiesto di annullare la sentenza della Corte d'Assise d'Appello di Roma che ha accorciato di 9 anni, da 14 a 5, la condanna per Antonio Ciontoli, il padre della ragazza di Marco accusato dell'omicidio del giovane.

Vannini venne ferito mortalmente in casa della fidanzata a Ladispoli da un colpo esploso dalla pistola del Ciontoli (all’epoca dei fatti in servizio presso l’intelligence della Marina militare) la sera del 17 maggio 2015, in circostanze mai del tutto chiarite. Il ritardo nel chiamare i soccorsi da parte della famiglia Ciontoli ha causato la morte del 20enne secondo il magistrato.

"Marco Vannini non è morto per un colpo di arma da fuoco, ma è morto per un ritardo di 110 minuti nei soccorsi" ha detto il procuratore generale nella sua requisitoria davanti alla prima sezione penale della Cassazione. Un ritardo che "costituisce l'assunzione di una posizione di garanzia verso Vannini, presa da parte di Antonio Ciontoli e dai suoi familiari" ha aggiunto il magistrato che ha definito "gravissima e quasi disumana" la vicenda della morte del ragazzo.

Secondo Ceniccola: "Tutti gli imputati per 110 minuti hanno mantenuto condotte omissive, menzognere e reticenti di fronte agli operatori sanitari". Per il pg: "Ciontoli ha agito e ha avuto l'adesione di tutti per evitare conseguenze per lui dannose dal punto di vista lavorativo".

In primo grado era stato riconosciuto l'omicidio volontario a carico di Antonio Ciontoli ma in appello il reato era stato derubricato e la pena ridotta. Per la moglie di Ciontoli e per i loro figli Federico e Martina, fidanzata di Marco, in secondo grado sono state invece confermate le condanne a 3 anni per omicidio colposo.

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