Siria: raid turco in risposta all’uccisione di 22 soldati di Ankara, missili su convoglio governativo a Idblib

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Mentre il mondo è concentrato sull’emergenza coronavirus, il quasi dimenticato conflitto in Siria, di cui solo il Papa sembra ricordarsi, continua a mietere morti. E tanti. La Turchia oggi, in risposta alla strage di soldati di Ankara al confine turco-siriano (dove le truppe di Bashar al-Assad attaccano le ultime sacche di ribelli), ha lanciato diversi missili terra-terra contro un convoglio militare governativo e di miliziani fedeli al regime a sud di Idblib, capoluogo del distretto di Maarrat an Numaan, nel nord-ovest della Siria.

A Idblib ormai da settimane le forze governative sostenute da Mosca sono impegnate contro i ribelli appoggiati dalla Turchia. Giovedì notte il raid aereo attribuito dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan all'esercito siriano ha provocato la morte di almeno 22 soldati turchi e il ferimento grave di diversi militari che rischierebbero la vita.

Le Nazioni Unite hanno lanciato l’allarme: "Se non si farà nulla il rischio di un'escalation del conflitto in Siria aumenta di ora in ora". Il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres ha ribadito la sua "richiesta di un immediato cessate il fuoco ed esprime particolare preoccupazione per il rischio per i civili".

Gli Stati Uniti parlano "odiosa offensiva" di Damasco e Mosca contro le forze turche. "Noi siamo con il nostro alleato della Nato, la Turchia, e la sosterremo" fanno sapere dal Dipartimento di Stato americano mentre il senatore repubblicano Lindsay Graham, molto vicino a Trump, chiede che venga istituita subito una no fly zone nell'area degli scontri.

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