Coronavirus, i medici: "Malati zona rossa lasciati soli" | Tre infermieri di Codogno: "Nessuno ci sostituisce"


L’accusa è di quelle pesanti e a farla sono due medici che lamentano di essere stati lasciati sostanzialmente soli a gestire l’emergenza coronavirus.

La denuncia, inviata all'Ordine dei medici, è contenuta nella lettera di due dottoresse di medicina generale della "zona rossa" lombarda che vogliono rimanere anonime e che raccontano che i quattro medici di famiglia della zona del Lodigiano interessata sono in quarantena o ricoverati e che le persone risultate positive al coronavirus, con febbre e polmonite, non possono essere visitate.

Di fronte a un'utenza di 6.000 abitanti, in sostituzione dei quattro medici in isolamento o in ospedale ne è stato mandato uno solo. Ecco il testo della lettera inviata al presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici e al Presidente dell'Ordine dei Medici di Lodi.

"Siamo due colleghe di un paese nell'epicentro dell'epidemia. Siamo in quarantena da venerdì e tutti i pazienti che abbiamo visitato a domicilio dal 10 febbraio per patologie respiratorie sono risultati positivi al coronavirus. Io ne ho visti 7, e 6 la mia collega. Due di loro sono morti e 6 di cui abbiamo notizia sono in rianimazione".



E ancora:

"Abbiamo pazienti con polmoniti da Covid-19 accertati lasciati a domicilio perché non gravi ma devono essere visitati. Anziani malati, oncologici a domicilio a cui hanno annullato tutte le visite e si sentono abbandonati". E quindi "per senso di responsabilità abbiamo deciso di non muoverci dall'ambulatorio per poter rispondere alle centinaia di chiamate che da venerdì e soprattutto tra sabato e domenica hanno affollato i nostri telefoni, per alleggerire il gravoso lavoro degli altri operatori".

Le due dottoresse spiegano che:

"Già da domenica abbiamo segnalato la situazione e trovato due medici disponibili ad aiutarci. Ne è stato mandato uno solo per due paesi, con due mascherine in dotazione. Noi due da remoto facciamo le ricette, ma tutto il personale della farmacia è in quarantena e le titolari servono un paziente per volta dalla finestra, le code sono chilometriche".

Nella lettera si chiede che venga subito inviato un medico fornito di adeguate misure di protezione per visitare chi ha la febbre, la riapertura dei laboratori analisi e del pronto soccorso di Codogno o Casale e che gli ospedali vicini si facciano carico dei pazienti non positivi, come quelli oncologici.

Ma la protesta riguarda anche gli infermieri: tre del reparto di Medicina dell'ospedale di Codogno che sono entrati in contatto con il "paziente 1" non trovano nessun collega disposto a dare loro il cambio, sono in servizio continuato da 8 giorni, dalla sera del 20 febbraio scorso. Uno dei tre che ha la febbre si è messo in auto-isolamento nella zona degli ambulatori.

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