COVID-19, in Lombardia meno accessi in ospedale e ricoveri terapia intensiva. ISS: "Casi attuali da prima dell'emergenza"

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Salgono a 1.049 i casi di coronavirus in Italia. Altre 29 sono invece le persone risultate positive e decedute e 50 quelle guarite secondo il bilancio aggiornato ad oggi fornito dal capo della Protezione civile e commissario per l’emergenza Angelo Borrelli. Il 52% dei positivi al test del coronavirus è in isolamento domiciliare. Il 10% è in terapia intensiva.

La regione con più casi resta la Lombardia (552), seguita dal Veneto. In queste due regioni come in Emilia-Romagna le scuole resteranno chiuse a scopo prudenziale per un’altra settimana. In Piemonte riapriranno mercoledì mentre in Liguria restano per ora chiuse solo nel savonese.

In conferenza stampa Borrelli ha parlato anche della scarsità di mascherine: "Da più parti è stata avanzata l'esigenza di mascherine. Le stiamo cercando con i colleghi della Regioni. In particolare servono mascherine chirurgiche, ne stiamo recuperando tante, con numeri che confidiamo di incrementare".

Il governatore lombardo Attilio Fontana, nei giorni scorsi messosi in auto-isolamento dopo che una sua collaboratrice è risultata positiva, ha spiegato: "Il virus è ancora presente, in fase espansiva, ma siamo molto speranzosi che presto possano iniziarsi a vedere gli effetti positivi delle misure assunte una settimana fa".

Tuttavia la situazione sembra migliorare. Secondo l’assessore regionale al Welfare Giulio Gallera: "Ci sono sessanta guariti, con tampone negativo, e gli accessi giornalieri in ospedale continuano a diminuire. Siamo a 615 tamponi positivi realizzati su un totale di 5.723 tamponi realizzati, circa il 12%. Abbiamo 256 pazienti ricoverati, più 80 in terapia intensiva, meno rispetto ieri. Siamo a 23 decessi, tutte persone anziane e con patologie".

Il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) Silvio Brusaferro invece conferma che "i casi che oggi individuiamo e segnaliamo sono casi che nella stragrande maggioranza, molto verosimilmente, hanno contratto infezioni prima che adottassimo queste misure" cioè la scorsa settimana. Misure il cui effetto "non si potrà vedere prima di 8-10 giorni, perché ci vogliono circa 14 giorni per capire l’effetto nel tempo esattamente dato dal tetto di incubazione".

Del resto uno studio mostra che il virus in Italia si sarebbe diffuso già negli ultimi mesi del 2019. Molti sarebbero perciò già immunizzati e tanti altri potrebbero aver contratto il COVID-19 senza neanche saperlo, cioè scambiandolo per una semplice influenza.

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