Coronavirus, bollettino 11 marzo 2020, Borrelli: "196 morti in più e 41 guariti. Ecco come si usa la mascherina"

I morti in totale salgono a 827.

Angelo Borrelli

Il Capo della Protezione Civile Angelo Borrelli come ogni giorno si è presentato in conferenza stampa oggi, 11 marzo 2020, per illustrare i dati sulla diffusione e gli effetti del coronavirus in Italia. Borrelli ha detto:

"Registriamo 196 decessi in più. Il 2% nella classe di età 50-60 anni, il resto nelle classi di età più avanzate. Voglio ricordare che oltre il 78% decessi ha una serie di patologie pregresse e concomitanti. I contagiati sono 10790, circa 600 sono ascrivibili alla data di ieri. In terapia intensiva sono ricoverate 1028 persone, i ricoverati con sintomi sono 5838. Abbiamo 41 guariti in più, il totale è 1045"

I guariti sono 41 in più rispetto a ieri, i contagiati attualmente positivi sono 10.590 perché oggi sono stati caricati anche una parte dei dati di ieri relativi a quelli in isolamento domiciliare in Lombardia. I ricoverati con sintomi sono quasi 6mila.

Borrelliha spiegato che le forze in campo sono oltre 3mila le persone impiegate nella gestione dell'emergenza tra volontari, forze armate e personale della Protezione Civile, ma ci sono poi tutti gli altri a livello regionale, quindi un numero preciso non è possibile darlo. Inoltre ci sono 565 tende di pre-triage.
Ha anche parlato della distribuzione di materiali e mascherine: pronte oltre un milione e 100 mascherine, nei prossimi tre giorni ci saranno anche ulteriori consegne di ventilatori e respiratori.

Sull'uso delle mascherine sul luogo di lavoro, Borrelli ha riportato i parere del comitato tecnico-scientifico: si raccomanda di rispettare rigorosamente le distanze che sono previste nella direttiva, un metro, come principale criterio, in assenza della possibilità di mantenere questa distanza è raccomandato l'uso della mascherina.

Il Professor Giovanni Rezza dell'Istituto Superiore di Sanità ha spiegato che non c'è un dato certo su chi è morto per coronavirus e chi per altre patologie, perché bisogna acquisire le cartelle. Poi ha aggiunto:

"Il tasso di letalità in Italia risulta più elevato rispetto alla Cina, ma se si stratifica per età scopriamo che non è più alto di quello cinese, anzi, forse è più basso. La popolazione italiana è più anziana di quella cinese. Non si può standardizzare a livello internazionale il tasso di letalità, perché dipende da quanti test vengono fatti: se si testano solo i sintomatici il tasso di letalità si alza, se si testano anche i positivi non sintomatici è più basso"

Gli è stato anche chiesto se il virus è mutato diventando più aggressivo, ma Rezza ha risposto:

"Noi all'Istituto Superiore di Sanità abbiamo isolato e sequenziato il virus dei cinesi e di pazienti lombardi e veneti. Guardando l'intero genoma ci sono solo piccole mutazioni. Il virus è sempre quello cinese non c'è un virus autoctono italiano. Ci sono mutazioni che però non ne cambiano le caratteristiche, non è diventato più aggressivo rispetto a quello di Wuhan, è sempre quello"

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