Burioni: "Le conseguenze dei comportamenti virtuosi di oggi si vedranno tra dieci giorni"

I numeri drammatici di oggi, invece, sono la conseguenza dei comportamenti irresponsabili delle settimane passate.

Roberto Burioni

Il Professor Roberto Burioni, come ormai ogni domenica, è intervenuto nel corso della trasmissione di Raidue "Che tempo che fa" su Raidue e ha parlato del coronavirus, dicendo:

"Tutto quello che noi vediamo è ritardato di circa dieci giorni, i comportamenti non virtuosi hanno avuto come conseguenza quello che vediamo oggi, ma i comportamenti virtuosi di questi giorni avranno conseguenze positive tra dieci giorni. Nelle zone come Codogno e Vo' i contagi sono arrivati a zero: il virus siamo noi che lo trasmettiamo e se noi ci impegniamo, il virus non si trasmette più. Dobbiamo guadagnare tempo, perché permette alle terapie intensive di avere più letti, ai medici di trovare cure, tutto il mondo scientifico sta cercando una cura, l'ha trovata per l'HIV, la troverà anche per questo, ma serve tempo. Il tempo lo possiamo guadagnare noi con questa resistenza"

Sul caso, gravissimo, di Bergamo, ha detto:

"A Bergamo sta succedendo quello che purtroppo succede quando l'epidemia non viene controllata. È una malattia molto pericolosa che dobbiamo contrastare, altroché immunità di gregge"

E ha fatto un appello:

"Proteggiamo i medici di base, perché 70 medici contagiati significa un punto di riferimento che viene meno per centinaia di migliaia di persone"

Poi ha sottolineato:

"Da tanto tempo non ci trovavamo in una situazione in cui ognuno di noi fa la differenza, per il virus uno vale uno per davvero"

In collegamento ha parlato anche il Professor Alberto Zangrillo del San Raffaele che ha detto:

"È colpito un range che va da pazienti anche molto giovani fino a pazienti molto anziani. L'età media di chi va incontro a una complicanza grave è superiore ai 70 anni, ma non bisogna abbassare la guardia. È una polmonite che ha delle caratteristiche molto particolari, stiamo scoprendo cose nuove. Dobbiamo evitare di andare incontro a facili entusiasmi. Il farmaco miracoloso non c'è, ci stiamo lavorando. La situazione è seria, ma abbiamo la possibilità di curare tutti se ci organizziamo e noi stiamo creando un modello anche esportabile. Se io ho un 18enne e un 75enne in distress respiratorio, non è l'età che fa la differenza, ma l'osservazione del caso. Ci sono delle pratiche invasive che su un paziente anziano non avrebbero buone conseguenze. Certo siamo in emergenza, in una stanza in cui solitamente ci sono due persone, ce ne sono otto"

E Massimo Galli dell'Ospedale Sacco ha aggiunto:

"Abbiamo finora dilatato l'indilatabile. Abbiamo messo letti praticamente dappertutto. Ci sono limiti alla dilatabilità. Il sistema regge ai limiti dell'equilibrio e delle forze e delle energie residue del personale che è stato fantastico. La risposta della nostra gente è stata eccezionale dal punto di vista della dedizione e del superare timori e paure che sarebbero del tutto comprensibili. La battaglia si vince sul campo, si vincerà anche negli ospedali nella misura in cui riusciremo a fermare la marea sul campo. Noi abbiamo ancora da fare una cosa molto importante: trovare una maniera per stare vicino alla gente. Noi come sistema sanitario, ma anche come sistema Paese. Abbiamo adottato una serie di misure validissime e lo stiamo ancora facendo per gli ospedali, ma la gente ha bisogna di risposte. Abbiamo operato il distanziamento sociale, tenendo la gente in casa, ma dobbiamo stare vicini alla gente che stando a casa ha dei problemi, a me capita di assistere per telefono persone che quasi sicuramente hanno l'infezione e che mi chiedono come possono resistere. In altre parole dobbiamo usare meglio la telemedicina"

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