Il virologo Pregliasco: epidemia in piena fase acuta. Picco forse a fine marzo ma Europa rischia di vanificare sforzi Italia

previsioni picco coronavirus

L’ultimo bollettino ufficiale sull'emergenza coronavirus in Italia è impietoso. Più di 20.600 casi alla data del 15 marzo e 368 decessi di persone positive al Covid-19 in un giorno. I deceduti totali sono 1.809 e 2.335 in tutto i guariti. L’Istituto superiore di Sanità e la Protezione civile del resto attendevano una crescita importante dei numeri, come conseguenza dei comportamenti sbagliati adottati almeno fino allo scorso weekend.

Ma quanto è lontano ancora il picco dell’epidemia in Italia? Gli esperti suggeriscono cautela. Al Messaggero Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università degli Studi di Milano, spiega: "Siamo ancora nella fase acuta dell'epidemia di coronavirus, ma qualche timido segnale positivo lo possiamo osservare sul numero dei ricoveri e delle terapie intensive". Pregliasco sottolinea che l'aumento "esponenziale" dei casi e dei pazienti morti con il Covid-19 era atteso e che è troppo "presto per sperare di vedere un cambiamento significativo non dobbiamo affatto stupirci se gli effetti delle misure restrittive non sono ancora evidenti. Sarà così anche domani, dopodomani e per qualche altro giorno ancora. Ci vuole infatti più tempo per sperare in un segnale positivo. Diciamo che ci vuole all’incirca una settimana per scorgere un primo segnale positivo, ad esempio una lieve flessione nell’aumento dei casi. E ci vogliono all’incirca 2 settimane per sperare se non in una frenata, quantomeno in una stabilizzazione".

Il virologo, pur premettendo che è "difficile" prova a fare qualche previsione su picco e stabilizzazione. Secondo Pregliasco: "In base all’andamento del coronavirus in Cina e ai dati italiani, possiamo stimare uno scenario con picco a fine marzo e la fine del problema in Italia tra maggio e giugno. Sarà interessante vedere come si comporterà la Cina nei prossimi giorni, ora che sembra quasi essere uscita dall’emergenza. Certamente non si potrà riprendere le attività subito e tutte insieme. Sarà un errore che dovremo evitare di fare anche noi per evitare in un ritorno dell’emergenza".

Pregliasco punta il dito anche contro la mancanza di coordinamento a livello europeo: "Tra gli elementi che possono influire c’è l’incognita rappresentata dal resto d’Europa e dalla Gran Bretagna. Stiamo vedendo mancanza di coordinamento e azioni disomogenee, che possono rovinare quello che si sta facendo in Italia".

Ecco perché secondo lo specialista: "È necessaria una stretta complessiva. Ma mi rendo conto che è difficile valutare il problema quando sembra ancora lontano, anche fisicamente. Un po’ come è accaduto al Centro-Sud quando c’era la zona rossa: non pensi che il problema sia tuo. Purtroppo il coronavirus si sposta con le persone. Quindi le immagini di stadi pieni o la mancanza di interventi drastici in altri paesi europei suscitano preoccupazioni per l’effetto che potranno avere anche, di riflesso, su di noi. Le misure più restrittive risalgono a pochi giorni fa".

Infine l’appello: "Bisogna stringere i denti e continuare a seguire le misure restrittive, anche se ci sembrano pesanti".

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO