Coronavirus, l'infettivologo Galli: "Le misure restrittive non sono sufficienti"

Ospedale Sacco Milano - Studio su Coronavirus

L'infettivologo Massimo Galli, primario dell'ospedale Sacco di Milano, si dice convinto che le attuali restrizioni imposte dal governo di Giuseppe Conte non sono sufficienti, almeno per ora e almeno per quanto riguarda la Lombardia, dove la situazione è ai limiti del collasso e parte dei cittadini non sembra ancora aver capito la gravità della cosa.

Intervenuto oggi a SkyTG24, Galli ha spiegato:

Secondo me purtroppo le misure non bastano ancora. Lo dico aprendo le braccia e tutt'altro che felice nel dirlo, però dobbiamo essere precisi su questo. Credo che non bastino ancora, soprattutto nella situazione della Lombardia.

Il problema, però, non è nelle misure in sé, ma nella libertà lasciata ai cittadini che invece di rispondere in massa all'appello "rimaniamo a casa" sono disperatamente alla ricerca di cavilli per poter uscire senza incorrere nelle sanzioni.

Le misure sono importanti e perché funzionino devono essere radicali. Lo dimostra Wuhan che sta per uscire da questo disastro in un tempo ragionevole, anche se lungo. Diversamente rischiamo che il nostro tempo diventi lunghissimo.

Se è vero che a Wuhan l'emergenza sembra rientrata, è altrettanto vero che il contenimento è stato imposto con la forza e un dispiegamento delle forze dell'ordine senza precedenti, con uscite personali concesse in alcuni casi per una volta ogni una o due settimane. Disporre di misure simili in Italia è impensabile, ma sono diversi i fronti su cui si potrebbe intervenire in modo più efficace, a cominciare dall'apertura dei negozi di generi alimentari che alcune Regioni stanno riducendo.

Limitare ulteriormente l'apertura dei negozi di prima necessità, e lo stiamo vedendo in queste ore nelle Regioni interessate, significa costringere i cittadini ad affollare ancora di più le strade, mettendosi addirittura in coda anche durante la notte. Al contrario, prolungare l'apertura di tali negozi, magari disponendo l'assunzione temporanea delle persone rimaste senza lavoro in queste settimane, potrebbe aiutare a distribuire le cose su un periodo più lungo, limitare le code e, quindi, la possibilità di contagio.

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