Omicidio Angela Maria Corona: la nipote confessa, “Mi trattava male”

Omicidio Angela Maria Corona

È stata Maria Francesca Castronovo, 39 anni, ad uccidere Angela Maria Corona, la 47enne trovata senza vita un sacco di plastica nel palermitano. "Sì, è vero. Ho ucciso mia zia. Non ce la facevo più. Mi trattava molto male", è la confessione della nipote, che ha rivelato di essersi avvalsa dell’aiuto di due extracomunitari "in cambio di 15 mila euro". Il compagno della vittima e altri parenti avrebbero confermato le frequenti liti tra zia e nipote, che si trova attualmente in ospedale per gravi ustioni riportate alle gambe. Secondo una ricostruzione, sarebbe stata proprio la zia a gettarle sulle gambe dell’acqua bollente, ma la Castronovo ha sempre dichiarato di essersi ustionata durante l’incendio della sua auto.

Il corpo di Maria Angela Corona era stato rinvenuto lungo la strada provinciale 16 che collega Bagheria a Casteldaccia. I carabinieri hanno recuperato il corpo, dilaniato probabilmente da cinghiali, tra le sterpaglie a qualche giorno di distanza dalla scomparsa della donna, che lavorava come addetta alle pulizie in uno studio professionale. A presentare denuncia per la scomparsa, avviando le indagini, era stato il compagno. I sospetti, dopo le prime ore di confusione, si sono concentrate sulla nipote, che ha infine confessato. L’omicidio è avvenuto al termine dell’ennesima lite tra le due, durante la quale la Corona avrebbe lanciato addosso alla Castronovo dell’acqua bollente. La stessa, però, agli inquirenti ha sempre dichiarato di essersi ustionata durante l’incendio della sua auto avvenuta mentre percorreva una strada vicino al cimitero di Bagheria, proprio dove i carabinieri hanno recuperato il corpo della zia.

"L'attenta attività di indagine condotta con encomiabile decisione dai militari della Compagnia Carabinieri di Bagheria - spiega Ambrogio Cartosio, Procuratore di Termini Imerese - ha consentito in tempi rapidi di formare una solida piattaforma probatoria sulla base della quale il gip del Tribunale di Termini Imerese ha ritenuto sussistenti gravi indizi di colpevolezza a carico dei tre indagati". La nipote della vittima, secondo la ricostruzione dei magistrati "avrebbe assoldato due sicari affinché , dietro corresponsione di un prezzo, l'aiutassero a uccidere la donna e occultarne il cadavere".

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