YouTube, Myspace e blog vietati ai soldati Usa. Quali limiti per la libertà di espressione?

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Tempi duri per i soldati americani in Iraq. Non solo per la guerra ma anche per le nuove norme emanate dai superiori in merito all'utilizzo di Internet

Dopo la direttiva del 19 aprile scorso (ve ne abbiamo parlato qui) con cui si vieta ai soldati americani in guerra di postare sui blog senza prima aver fatto visionare il contenuto ad un superiore, ora niente più YouTube e My Space.

Antonello Musina, curatore del blog (Re)Think America, ha approfondito l'argomento spiegando in un post le ragioni della scelta del Pentagono: "Tra le motivizioni un utilizzo eccessivo della banda e il rischio di far fuoriscire dati sensibili. MySpace e YouTube sono infatti molto in voga tra i militari che oltre a scrivere blog sulla propria vita sotto le armi, girano video e li caricano on line, spesso come mezzo per sentirsi piu vicini alle proprie famiglie".

Che influenze può avere una scelta del genere? Fin dove arriva la libertà di espressione? E' lecito che alcune categorie - i soldati, per esempio - abbiano la possibilità di raccontare ciò che avviene in guerra? La sicurezza nazionale e dei compagni si scontra con la libertà personale?

Vi proponiamo qui la traduzione di una riflessione interessante di Marceau Sorel apparsa ieri su Leblogmedias, il blog di Médias, la celebre rivista francese sui mass media.

"Il Dipartimento della Difesa americano ha deciso, pochi giorni fa, di vietare ai soldati in Iraq di utilizzare siti come YouTube e i siti di social network come MySpace. Un paio di settimane fa, inoltre, i militari avrebbero ricevuto l'ordine di cessare ogni pubblicazione sui blog personali. La ragione ufficiale: il Pentagono avrebbe dei problemi nel sovraccarico della linea e dei problemi di sicurezza causati dall'utilizzo di questi servizi. I mass media americani sostengono che questo divieto è da considerarsi come un modo per circoscrivere i contenuti denigratori riguardanti l'armata statunitense.

Ma si può davvero considerare questo gesto un attentato alla libertà di espressione? Dappertutto nel mondo i militari sono tenuti a rispettare un dovere di riservatezza. E' un obbligo che, in Francia, è applicabile ad altri settori della Funzione Pubblica, come la Polizia. Nel caso dei militari, tutto ciò non è niente di scioccante. (...) Evidentemente è importante che i giornalisti possano rapportarsi liberamente circa il conflitto iracheno, senza dipendere unicamente dalle informazioni rilasciate dal ministero della Difesa.

E bisogna riconoscere che i blog curati dai militari hanno permesso di far luce sulla violenza nella loro quotidianità e, a volte, sui loro sottoposti. Ma non è necessariamente accettabile che i soldati ci informino direttamente e, senza limiti, mentre sono ancora in servizio. Attenzione, dunque, a non gridare "Al lupo" senza riflettere dopo aver saputo di questa scelta del Pentagono.

Ecco un esempio di video amatoriale di un militare americano:

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