La mafia è stata sconfitta? Se lo chiede la Rete nel 15° anniversario della morte di Giovanni Falcone

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Quindici anni fa, il 23 maggio del 1992, veniva ucciso Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre uomini della scorta, in quella che passò tristemente alla storia come "La strage di Capaci".

Giovanni Falcone era un giudice impegnato nella lotta alla mafia, un uomo la cui massima morale si riassumeva in poche parole, da lui stesso pronunciate: "Un uomo fa quello che è suo dovere fare, quali che siano le conseguenze personali, quali che siano gli ostacoli, i pericoli o le pressioni. Questa è la base di tutta la moralità umana".

Giovanni Falcone morì sul tratto autostradale vicino a Capaci, in Sicilia, dove l'auto su cui stava viaggiando venne fatta saltare in aria con una carica di 500 kg di tritolo. A schiacciare il pulsante del detonatore fu Giovanni Brusca, detto lo "scannacristiani," ora in carcere.

Oggi tante belle parole, ma guardate cosa succedeva quando Falcone era in vita (Angolo Nero). 

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, oggi, ha detto: "La violenza efferata con cui si colpì uno dei più combattivi e moderni magistrati impegnati nella lotta alla criminalitá organizzata replicandosi poi nel criminale attentato a Paolo Borsellino, innescò nel Paese una reazione ferma e diffusa, avviando con il concorso della magistratura e delle Forze dell'Ordine, una feconda stagione di contrasto alle vecchie e nuove forme di penetrazione e di presenza della mafia"(Fonte Corriere della Sera).

Ma è davvero così? Fortunatamente molti boss mafiosi sono stati arrestati, ma le parole di Rosaria Schifani, vedova di un agente della scorta morto con Falcone, ha espresso parole dure: "A Palermo sento odore di mafia, l'arroganza del quartiere, della politica ridotta ad affare, del parcheggiatore abusivo, dei commercianti meravigliati quando chiedo lo scontrino. Da sola ci starei. Per sfidare quei maledetti che condizionano pure il respiro dei nostri parenti. Qui prevale il doppio. La costa sembra bella ed è brutta per le costruzioni che la assediano. Le case sembrano brutte, ma dentro sono belle. Per nascondere, per confondere, per scansare invidie. Prevale il contrasto. Guardo e mi rattristo. Qui non cambia niente. (...) Poteva cambiare tutto. Ma lo Stato si è fermato. I magistrati hanno ripreso a litigare fra loro. Divisi fra amici di Grasso e amici di Caselli. Ancora? Basta. Come ai tempi di Falcone. Senza mai riconoscere i meriti di chi lavora davvero. Sono contenta per tante inchieste che hanno fatto scoprire dei traditori pure all'interno dell'apparato investigativo. Ma non basta. Lo Stato s'è fermato troppe volte. Perché lo Stato ha paura di guardarsi dentro" (Fonte Corriere della Sera).

E in Rete cosa si dice? Per Reset tutti combattono la mafia a parole ma non nei fatti: "L'esempio è dato da oggi: riempie più spazio sulla stampa e nell'immaginario collettivo la finale di un volgare torneo di pallone. Volgare, da volgo, del popolo. (...) Falcone non se lo ricorda più nessuno, sono passati 15 anni.

Il Milan che vinse negli anni 60 la prima coppa dei campioni, se lo ricordano tutti. E' passato mezzo secolo. Questo è uno dei tanti motivi per cui le mafie vincono. Perchè interessa a tutti combatterle a parole, ed a nessuno nei fatti

Skilesstar, invece, riporta le parole dedicate a Giovanni Falcone durante la fiaccolata commemorativa un mese dopo la strage, parole che fanno ancor più riflettere se si pensa che sono state pronunciate da Paolo Borsellino, anch'egli ucciso dalla mafia poche settimane dopo.

Mary, invece, chiede agli utenti: "Tu, da che parte stai?".

Come dice Marika, "La mafia uccide, il silenzio anche". 

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