Il blog per padre Giancarlo Bossi, il missionario italiano rapito nelle Filippine

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Padre Giancarlo Bossi è stato rapito nelle Filippine meridionali quindici giorni fa. E' un missionario italiano di 57 anni, che si trova nelle Filippine dal 1980.

E' stato prelevato mentre stava andando a celebrare messa, alle 9 e 30 del mattino, da un gruppo di separatisti.

Per Padre Giancarlo è stato creato un blog, dove vengono pubblicate tutte le informazioni e gli aggiornamenti sulla vicenda.

Il blog è stato aperto il 13 giugno scorso

Segnaliamo alcuni aspetti interessanti di questa importante iniziativa, rimandandovi comunque al blog per avere una visione completa dell'utilità della Rete in situazioni come queste.

Il primo post si apre con la notizia del rapimento ("At 9,30 am, armed men believed to be Islamic militants seized an Italian priest on his way to say Sunday mass in Bulawan, Payao, in the southern Philippines") e i racconti dei testimoni.

All'inizio si pensava che i responsabili del rapimento fossero i ribelli separatisti del Moro Islamic Liberation Front (Milf), che hanno però subito negato ogni coinvolgimento e che, al contrario, hanno dato la loro disponibilità al governo per aiutare a cercare padre Bossi.

Nei post successivi, sono state pubblicate quotidianamente notizie e aggiornamenti. Qui, per esempio, potete trovare l'appello della Comunità islamica di Abbiategrasso - città d'origine di Padre Giancarlo - che chiede la liberazione del sacerdote, cui è seguito anche l'appello di Padre Gianni Sandalo, Superiore del PIME nelle Filippine con l‘intera comunita’ dei credenti di Payao.

In questo post, invece, c'è l'invito della nipote del rapito ad accendere una candela sul proprio davanzale fino al giorno della liberazione, insieme ad una lettera rivolta proprio allo zio.

E' interessante, poi, il post con la riflessione di Carlo Meroni sul diverso impatto mediatico dei rapimenti di italiani all'estero: "Abbiamo ancora tutti ben presente davanti agli occhi la mobilitazione straordinaria che tutto l’apparato mediatico italiano profuse quando vennero rapite Simona Pari e Simona Torretta, le due volontarie di Un ponte per… a Baghdad; così come Giuliana Sgrena, la corrispondente del Manifesto nella capitale irachena; e da ultimi il fotoreporter Gabriele Torsello e Daniele Mastrogiacomo, giornalista di Repubblica inviato in Afghanistan.

Prime pagine di giornali, servizi ed approfondimenti all’interno, santificazione delle opere dei rapiti, appelli per la loro liberazione da parte di intellettuali, politici, scrittori, ed altra varia umanità a la page, girotondi, cortei, striscioni fuori dal Campidoglio e chi più ne ha più ne metta: tutto fa brodo.

Invece, per avere notizie sul rapimento nelle Filippine di Padre Giancarlo Bossi, devo sforzarmi nel trovare sui giornali nazionali un trafiletto nelle pagine degli esteri, o rinunciare all’illusione di poter usufruire del servizio che una stampa moderna dovrebbe fornirmi".

Alcuni giorni fa i rapitori si sono fatti sentire. Scrive Passi nel Deserto: "Sono stati infatti stabiliti i primi contatti con i rapitori di padre Giancarlo Bossi, missionario del Pontificio Istituto Missioni Estere rapito il 10 giugno scorso nei pressi della sua parrocchia di Payao. Secondo queste fonti, il sacerdote sta bene".

Intanto ad Abbiategrasso si è svolta una fiaccolata e nella Piazza del Campidoglio a Roma è stata esposta l'immagine del missionario.

Sul blog potete anche trovare un'intervista ai parenti di Padre Giancarlo e i video con la veglia di preghiera in Zamboanga, nelle Filippine.

Restiamo in attesa di buone notizie. 

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