Censura e web: la campagna di sostegno ai blogger in carcere in Cina

UPDATE 28/06/2007 12:15
Passi nel Deserto si unisce alla campagna  di sostegno ai blogger cinesi. Anche Google si sarebbe mosso contro la censura, ma il suo passato mette un po' in dubbio questa posizione. Ve ne parla Blogosfere High Tech

La Rete è un formidabile strumento per dare voce a chi non ne ha. Spesso è attraverso la Rete che i deboli o le vittime denunciano le forme di ingiustizia perpetrate da alcuni Governi. E le Istituzioni non democratiche si sono accorte della potenzialità di questo strumento. 

E' per questo che con l'aumento delle possibilità di denunciare in Internet (su blog e forum) le violazioni di diritti umani subite in molti paesi del mondo, i governi dittatoriali hanno rafforzato gli strumenti di censura in Rete.

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Succede in Cina, per esempio, dove la costruzione di un'immagine forte in vista delle Olimpiadi del 2008 è accompagnata da un rafforzamento degli strumenti volti a "chiudere la bocca" a vari blogger che denunciano ciò che non funzione in quel Paese. Ne sanno qualcosa i 4 "cyber dissidenti che vedete nella foto.

Jin Hiake, Xu Wei, Yang Zili e Zhang Honghai sono quattro ragazzi cinesi che nel 2003 sono stati condannati dagli  8 ai 10 anni di prigione con l'accusa di "sovversione del potere dello Stato e del sistema socialista" a causa di quanto scritto nel forum di discussione online "New Youth Society".

Fortunatamente, per ogni blog censurato, in Rete nasce un movimento di sostegno alla libertà di espressione.

Per i quattro blogger cinesi, infatti, è nata la campagna online "New Youth 4" con lo scopo di coinvolgere la blogosfera e far conoscere al mondo questa ingiustizia. Nel sito vengono spiegate tutte le modalità per attivarsi a sostegno di questa forma inaccettabile di censura.

Non è la prima volta che la comunità virtuale si mobilita a sostegno di qualche blogger in carcere. Era già successo per Kareem Amer, il blogger egiziano condannato a 4 anni di carcere per aver criticato sul suo blog il sistema islamico.

Anche noi avevamo seguito la vicenda dall'inizio e ci eravamo attivati, per far conoscere la vicenda di Kareem e denunciare l'ingiustizia. Avevamo anche partecipato ad alcune manifestazioni. Ancora oggi, in contatto con la Free Kareem Coalition, seguiamo l'evolversi della situazione. Kareem è ancora in carcere, ma indubbiamente la partecipazione attiva della Rete può far sì che un caso di ingiustizia sia sempre sotto gli occhi del mondo.

Per i blogger potete fare molto. Anche se Kareem è in prigione, potete scrivergli una lettera di sostegno. Ecco l'indirizzo del carcere in cui si trova.

Vi riporto lo slogan della FreeKareem Coalition: "I am only one, but still I am one. I cannot do everything, but still I can do something; and because I cannot do everything I will not refuse to do the something that I can do".

(Sono soltanto uno, ma sono uno. Non posso fare tutto, ma certamente posso fare qualcosa. E proprio perchè non posso fare tutto, non mi rifiuterò di fare quel 'qualcosa' che posso fare)

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