Strage di via D'Amelio: 15 anni dopo si ricorda il giudice Paolo Borsellino

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Sono passati quindici anni da quel 19 luglio in cui un'autobomba piena di 100 kg di tritolo esplose a Palermo, in via D'Amelio, e uccise il giudice Paolo Borsellino.

Si concluse così la vita di uno degli uomini più attivi nella lotta contro la mafia, due mesi dopo l'omicidio del suo amico e collega Giovanni Falcone (lo avevamo ricordato qui).

In Rete si ricorda la figura di un uomo il cui motto era: "La lotta alla mafia dev'essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell'indifferenza, della contiguità e quindi della complicità".

Rocky Balboa se la prende con l'ipocrisia di chi esalta il valore di Falcone e Borsellino solo ora che sono morti mentre Isleepy 2.0 ricorda i poliziotti della scorta morti nell'attentato. Angolo Nero sottolinea il colpo durissimo che venne dato alla gente con queste stragi.

A Modo Mio attacca chi avrebbe potuto impedire l'attentato mentre Poker d'Assi ricorda come ha appreso la notizia della morte del giudice. Anche la Polizia di Stato ricorda sul sito Paolo Borsellino.

La moglie di Borsellino rifiutò, per il marito, i funerali di Stato, disgustata proprio dall'atteggiamento dello Stato che non aveva saputo proteggere il marito:

In Rete molti video commemorano il giudice: 

 

Indubbiamente è positivo ricordare questi personaggi che non solo hanno contribuito a fare l'Italia ma hanno anche cercato di cambiarla, di migliorarla.

Come qualcuno in Rete sottolinea, il rischio è quello di riempirci la bocca di belle parole quando ci sono gli anniversari e di dimenticarli per tutto il resto dell'anno.

Come purtroppo avviene. 

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