Omicidio di Garlasco, c'è l'impronta del killer: non è di Alberto Stasi

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Da quanto apprendiamo stamattina Alberto Stasi, indagato per l'omicidio di Chiara Poggi, sarebbe innocente. Pur rimanendo l'unico indagato del delitto di Garlasco sembrerebbe migliorare la sua posizione.
I carabinieri del Ris di Parma sono infatti tornati nella villetta di Chiara alla ricerca di nuove prove e hanno trovato nuovi indizi, decisamente utili.

E' saltata fuori un'impronta che apparterrebbe all'assassino. E quell'impronta non è di Alberto Stasi. Tuttavia non si sa ancora a chi appartenga. O meglio, non lo sappiamo ancora noi.

Scrive La Stampa che ci sarebbe almeno un’impronta digitale di un estraneo sulla scena del crimine. E non in un posto qualsiasi: la nitida traccia lasciata da una mano è rimasta stampata sull’anta della porta che, dal corridoio della villetta, conduce al piano seminterrato, alla tavernetta.

Proprio dove, secondo la ricostruzione degli inquirenti, Chiara Poggi è stata finita con l’ultima, impressionante serie di colpi alla testa. Quell’impronta digitale non apparterrebbe né ad Alberto Stasi, il fidanzato, né corrisponderebbe alle altre in possesso dei carabinieri, prelevate a Chiara, ai suoi familiari, alle cugine, agli zii e agli «operanti», ovvero i militari e i sanitari del 118 entrati quel pomeriggio nella villetta.

E anche le orme (una mezza dozzina, molte parziali, qualcuna forse completa o quasi) di misura 42 o 43 rilevate sulle chiazze di sangue non sarebbero state lasciate né dagli inquirenti o dai soccorritori né dalle scarpe di Alberto, almeno quelle marca Lacoste che indossava quando si è presentato in caserma subito dopo il ritrovamento del corpo.

Un elemento che tuttavia significherebbe poco se l’assassino fosse lui: in tal caso si sarebbe cambiato le scarpe, sbarazzandosi di quelle insanguinate. Ma potrebbero anche essere di un altro, di qualcuno che finora non è mai entrato nell’inchiesta.

Ma non è tutto.

Ieri mattina i carabinieri del Ris di Parma sono tornati per la terza volta nella villetta di via Pascoli, dove sono rimasti per circa cinque ore. Hanno svolto nuovi e più accurati accertamenti con reagenti che finora non erano stati impiegati, compreso il Luminol.

Si sono concentrati soprattutto sulle scale che portano alla tavernetta: lì, sui muri, anche a poche decine di centimetri dal punto in cui è stato trovato il corpo senza vita di Chiara, sono state evidenziate numerose altre impronte digitali non insanguinate, finora sfuggite perché non visibili ad occhio nudo né rilevabili con gli strumenti utilizzati in precedenza. Ora si dovrà procedere alle comparazioni per capire a chi appartengono: la sensazione è che potrebbero essere dell’assassino.

Forse ci si avvicina ad una soluzione del giallo, che porterebbe lontano da Stasi. Se così fosse l'accanimento mediatico sul fidanzato di Chiara dovrebbe trasformarsi in una prolungata richiesta di scuse da parte dei quotidiani.

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