Omicidio di Garlasco, interrogato il migliore amico di Alberto Stasi (bicicletta e strano atteggiamento nel mirino)

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Già, Alberto Stasi rimane sempre l'unico indagato, ma ieri il ventiquattrenne Marco Panzarasa, il migliore amico di Alberto, è stato interrogato per ore in merito all'omicidio di Chiara Poggi, uccisa a Garlasco venti giorni fa. Non tanto per l'impronta di uno sconosciuto che è stata rinvenuta nella villetta, come qualcuno potrebbe pensare, piuttosto per sapere se Stasi si sia confidato con quell'amico dal quale non si separava mai.

E poi ci sono alcune coincidenze che hanno portato gli investigatori a questa decisione. La bicicletta nera da donna vista davanti al cancello della villetta la mattina del delitto potrebbe essere di Marco Panzarasa, che ne ha una uguale. La casa di Chiara è vicinissima a quella di Marco.

E poi c'è quello strano atteggiamento di Marco: partito subito dopo il funerale per la Spagna non ha mai chiamato Alberto, nel frattempo finito sotto inchiesta con l'accusa di omicidio. 

E La Stampa aggiunge qualche informazione in più:

Subito dopo il delitto molti giornalisti sono andati a cercare Marco Panzarasa per raccogliere le sue sensazioni. Ma lui, nonostante i solleciti del padre Luciano, non ha voluto parlare con nessuno e si è chiuso in un ostinato silenzio. Qualcuno ha notato anche una bicicletta nera da donna appoggiata al muro della casa, «senza cestino, né vecchia né nuova», proprio come la descrizione fornita dalle due testimoni che l’avevano notata davanti alla villetta di via Pascoli la mattina del delitto. Una bici che qualche giorno dopo non c’era più.

Nel frattempo i contatti tra Marco e Alberto, prima così intensi, si sono interrotti d’improvviso. Insieme ad alcuni amici avrebbe firmato un breve messaggio fatto pervenire all’amico: «Se hai bisogno di qualcosa siamo qui, puoi contare su di noi». Poi, all’indomani dei funerali di Chiara, Marco è partito per il mare. E durante la decina di giorni di soggiorno in Spagna non avrebbe mai chiamato l’amico, nel frattempo finito nei guai fino al collo, accusato di omicidio: mai una telefonata, neppure un sms per manifestargli la sua vicinanza in un momento tanto difficile. Un atteggiamento «strano», del quale forse i carabinieri gli hanno chiesto spiegazioni. E gli avranno anche chiesto nel dettaglio i suoi spostamenti il giorno del delitto.

A metà mattina era in Liguria, come sarebbe confermato anche da una telefonata partita dal suo cellulare, che ha attivato la cella di Loano. Ma subito dopo è tornato a Garlasco, sembra in treno.

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