Crolla l'alibi di Alberto Stasi: usò il computer solo pochi minuti

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UPDATE 4 SETTEMBRE: I primi indizi dei Ris portano ad Alberto Stasi. Leggi qui.

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Proseguono le indagini sull'omicidio di Garlasco. Alberto Stasi rimane l'unico indagato per l'assassinio di Chiara Poggi.

Oggi nuove prove metterebbero a rischio il suo alibi. Alberto, quella mattina, ha detto di essere stato tutto il giorno al computer per lavorare sulla tesi. In realtà si scopre che le cose sono andate diversamente.

Alberto Stasi sarebbe stato al computer non tutta la mattina ma pochi minuti tra le nove e le dieci. Si aggrava la sua posizione? Chissà, certamente non è vera la sua prima versione: non ha passato la mattinata a lavorare alla tesi. Il portatile è rimasto acceso una decina di minuti: il sistema operativo è stato avviato, qualche file è stato aperto, poi il pc è stato spento. 

Nulla di definitivo, le indagini sono in corso, tuttavia i sospetti si infittiscono.

E il Corriere aggiunge: che potesse esserci una discrepanza fra le dichiarazioni di Alberto e la lettura della memoria di quel computer, si era intuito giovedì mattina quando, in procura, si decise di non disporre analisi tecniche sul computer. Una sorpresa, visto che si era detto a più riprese che proprio dal portatile sarebbe arrivata la prova che il ragazzo, la mattina del delitto, era a casa a lavorare alla tesi, non in via Pascoli a uccidere la sua fidanzata.

Davanti alla possibilità di provare aggiornamenti, salvataggi e quindi l'uso prolungato del computer perché rinunciare a esaminarlo? Come mai non insistere perché fosse l'analisi più urgente? Vero è che l'avvocato Lucido non aveva escluso di chiedere più avanti di sottoporlo a un accertamento irripetibile, ma di fatto per adesso si procederà a una lunga serie di analisi scientifiche sui reperti organici, non a un controllo su quel «reperto» elettronico.

Intanto ci troviamo di fronte ad un nuovo sequestro: il dischetto della tesi. Prosegue il Corriere: quando Alberto andò a deporre spontaneamente come persona informata dei fatti, consegnò il computer e spiegò che avrebbero trovato lì dentro i documenti ai quali aveva lavorato l'intera mattina. Ne chiese però una copia, per continuare a scrivere la tesi.

«Ecco, adesso sono venuti a chiederci quella copia» dice stupito l'avvocato Lucido. «E' un dischetto che proprio loro ci hanno consegnato. E' come se le venissi a sequestrare una copia del giornale che io stesso stampo. Mi chiedo a che fine...».

La spiegazione potrebbe essere nel fatto che sia stato già eseguito un controllo preliminare. Il dischetto potrebbe servire a dimostrare, davanti ai periti della difesa, che la prima apertura dei file non ha compromesso nessun dato sensibile sull'utilizzo che Alberto fece del computer la mattina del 13 agosto.

Intanto i Ris stanno analizzando la traccia organica sulla maglietta di Chiara e le impronte trovate vicino al cadavere.

Se dovessero essere di Stasi si aggreverebbe la sua posizione. In caso contrario l'omicido di Chiara Poggi rimarrebbe senza risposta, trasformandosi, forse in un giallo senza soluzione.

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