Garlasco, siamo veramente al Numero Verde? Intanto spuntano nuovi indizi...

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Nessuno vuol mettere in dubbio il lavoro degli inquirenti sul delitto di Chiara Poggi avvenuto a Garlasco, non abbiamo espresso giudizi fino ad ora e ci tratterremmo volentieri dal farlo oggi, però questa notizia del numero verde per le soffiate, proposta dal procuratore capo di Vigevano, Alfonso Lauro, ci sembra alquanto azzardata e pericolosa.

Perchè? Bè, è vero che questo metodo è in uso da tempo nei paesi anglosassoni, come afferma Lauro, però una cosa del genere si fa a poche ore/giorni dall'omicidio, non dopo quasi un mese. Non solo, alla luce della ribalta mediatica che ha avuto il caso di Garlasco avete idea di quante telefonate di mitomani potrebbero arrivare? Sembra quasi che le indagini siano "alla frutta", e questo sarebbe veramente preoccupante.

L'unico indagato rimane Alberto Stasi, e anche se alcuni indizi ricondurrebbero a lui, è anche vero che probabilmente non lo incastrano del tutto, visto che per ora non c'è stato nessun arresto. 

La notizia del numero verde risale al pomeriggio di ieri «Se dovessero risultare inutili gli accertamenti del Ris, sto pensando tra me e me anche a un numero verde in cui in forma anonima chi sa possa chiamare».

È solo un'ipotesi, un pensiero esprresso verbalmente, quella del procuratore capo di Vigevano Alfonso Lauro di istituire una sorta di numero verde al quale sia possibile telefonare mantenendo l'anonimato, per dare una qualsiasi traccia che possa portare a individuare l'assassino di Chiara Poggi uccisa a Garlasco il 13 agosto scorso.

Il procuratore ha ricordato in proposito un caso di un delitto risolto in questo modo anni fa in Inghilterra, e ha ribadito che la sua è semplicemente un'idea «che non ho nemmeno comunicato al pm Rosa Muscio, e che però in un certo senso sarebbe una dichiarazione di fallimento delle indagini».

Intanto ieri è saltata fuori una nuova prova: tracce di sangue da gocciolamento sul pigiama di Chiara Poggi. Simili a quelle già trovate nei giorni scorsi dai Ris sul pavimento della villa del massacro, accanto al divano del salotto.

È questo il nuovo elemento in mano agli esperti della Scientifica che indagano sul delitto di Garlasco. Un dettaglio che può essere tutto e nulla. Perché, senza la certezza dei risultati, restano ancora due le ipotesi: le gocce di sangue, rinvenute all'altezza della schiena sulla maglietta che Chiara indossava, potrebbero essere state perse dall'arma utilizzata per ucciderla, oppure potrebbero appartenere al suo assassino.

Se così fosse le analisi iniziate lunedì nei laboratori dei Ris di Parma potrebbero davvero fornire la svolta. Inchiodare l'omicida grazie al profilo del suo Dna.

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