Un viaggio allucinante nel carcere Internado Judicial de Los Teques

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Segnaliamo un bel post del blog La pulce di Voltaire da leggere tutto d'un fiato. Un viaggio nell'inferno delle carceri di Chavez.

di La pulce di Voltaire

"Benvenuti nel cimitero dei morti viventi...Qui la vita non vale niente! I cani sono trattati meglio!" I detenuti italiani reclusi presso l'Internado Judicial de Los Teques, cittadina a quaranta chilometri da Caracas, ci accolgono con queste frasi lapidarie. Per giungere a questo carcere lugubre e fatiscente, dobbiamo risalire una collina lungo una stradina ripida che corre tra le baracche di un barrio, come si chiamano le favelas venezuelane.

Entriamo nel cortile dove i detenuti hanno l'ora d'aria, accompagnati dal personale di una Ong del posto. I prigionieri sono al sesto giorno di sciopero della fame, per protesta contro i maltrattamenti delle guardie e le condizioni cui sono costretti a vivere. Incontriamo gli italiani: hanno perso chili e speranze, in questo inferno dantesco.

Tutta l'Italia è rappresentata a Los Teques, da Bergamo alla Sicilia, da Roma a Napoli passando per Reggio Emilia e Bologna. "Gli abusi di ogni genere" ci racconta un detenuto "sono all'ordine del giorno. E' una tensione continua. Siamo psicologicamente a pezzi. Di notte non ci fanno dormire, oppure veniamo coinvolti in un pestaggio in corso".

...Se siamo qui certamente non è perché trasportavamo cioccolatini, ma i diritti minimi dovrebbero essere garantiti". Un altro ci ricorda che in carcere si deve pagare ogni cosa: "Qui tutto si paga a prezzi triplicati perché ogni cosa è gestito dai capi banda interni".

"Il cibo è immangiabile" -grida un altro detenuto- "...Tutti i giorni si mangia arepa -un impasto di farina di mais fritto con sardine e acqua". Chi è diabetico non ha la giusta dose di insulina, e le medicine si pagano care. Alcuni hanno la dissenteria e chiedono disperatamente degli antibiotici. Altri non riescono più a comunicare col proprio avvocato. C'è chi cerca soltanto una parola di conforto. C'è polemica tra gli italiani detenuti. Si sentono abbandonati e traditi: i sussidi economici erogati dal governo di Roma arrivano con grande ritardo.

Accusano Teodoro Mascitti, vice console onorario di Los Teques, responsabile dell'erogazione dei contributi: "Il denaro arriva ogni quattro o cinque mesi, e quasi sempre senza arretrati. Questo non succede agli spagnoli o ai polacchi!". Passi il ritardo, ma è la mancanza degli arretrati a scatenare la rabbia dei detenuti. Per fortuna c'è anche l'altra faccia della medaglia, quella dell'efficienza e della solidarietà priva di burocrazia, che nasce dalla forza e dalla perseveranza di un sacerdote italiano.

Si tratta di padre Leonardo Grasso, da dieci anni in Venezuela, che insieme alla ong Icaro assiste i detenuti italiani con un sostegno spirituale e anche con viveri e medicine di prima necessità... [continua a leggere]

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