Garlasco, nessuna impronta di Alberto Stasi sul muretto, in arrivo i risultati dei Ris

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UPDATE: Arrestato Alberto Stasi, qui tutti gli aggiornamenti

Oggi è una giornata importante per quanto riguarda la soluzione del delitto di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco nell'agosto scorso. Alberto Stasi, unico indagato per l'omicidio, sta vivendo ore cruciali proprio nel momento in cui la sua posizione si aggrava.

Ieri Studio Aperto ha trasmesso la trascrizione della telefonata fatta al 118, sottolineando che le frasi e la voce di Alberto non sembravano quelle di un ragazzo che ha appena visto il corpo della fidanzata morta. Sembrava tranquillo, sembrava avere tutto sotto controllo. O, in alternativa, era sotto schock tanto da sembrare freddo. E' un'ipotesi plausibile anche questa.

Ma non è la telefonata ad aggravare ancora una volta la posizione di Stasi, è piuttosto la mancanza di impronte sul muretto esterno. Già, perchè Alberto aveva detto di aver scavalcato il muretto di cinta della villetta di Chiara, ma nel perimetro di cinta non ci sono impronte

Oggi si attendono i risultati dei Ris. Una giornata cruciale che seguiremo con eventuali aggiornamenti qui su Blogosfere Cronaca e Attualità.

Ecco cosa scrive il Corriere a riguardo.

Troppo debole per essere prova, quanto basta per diventare indizio. Gli inquirenti che indagano sull'omicidio di Chiara Poggi, assassinata a 26 anni nella sua villetta di Garlasco il 13 agosto scorso, l'hanno scritto nero su bianco: sul muretto di cinta dell'abitazione di via Pascoli in cui è avvenuto il massacro non è stata rilevata alcuna impronta, neppure una traccia che possa essere ricondotta al profilo genetico di una pers ona.

Per ora è solo un elemento «significativo » che potrebbe però aggiungersi alla lista di «contraddizioni » (almeno tre) contestate dal pm di Vigevano, Rosa Muscio, al fidanzato della vittima, Alberto Stasi, 24 anni, finora unico indagato per il delitto. Era stato il giovane, durante i tre interrogatori fiume a cui era stato sottoposto, a far mettere a verbale il racconto di quella mattina, quando ha dichiarato di aver scoperto il corpo di Chiara in fondo alle scale della taverna di villa Poggi.

Un racconto che partiva proprio da quel muretto che Alberto ha detto di aver scavalcato, dopo aver cercato invano di mettersi in contatto con la fidanzata, e che ora non trova riscontro nei rilievi degli inquirenti: la copertura di marmo della recinzione, nel punto indicato dal ragazzo, appare sì scheggiata ma sulla superficie ruvida, così come sull'inferriata che interrompe il muro, non è stata trovata alcuna traccia che gli appartiene.

Un dettaglio «utile», ma che da solo non basta a dare all'inchiesta la svolta che si attende da ormai 45 giorni. Le prime verità scientifiche, forse le uniche in grado di fornire una prova tra tanti indizi, arriveranno forse già domani, con i risultati delle analisi compiute su altre tracce, altre impronte, trovate in particolare sul muro della scala della taverna, dove il killer ha gettato il cadavere di Chiara.

Qui sarebbero diverse le tracce di Dna isolate dal Ris di Parma, ma per stabilire a chi appartengano è necessario del tempo. Una relazione depositata in Procura, invece, ha confermato, con ogni ragionevole certezza, che ad uccidere sarebbe stata una mano maschile.

Due orme di scarpe, impresse nel sangue, sono state trovate sul tappetino del bagno della villa: sono di un piede numero 41-43, ed è la prova che l'assassino si è lavato le mani al lavandino, dopo il massacro. Intanto al vaglio dei carabinieri, accusati ieri dall'ex avvocato di Alberto, Giovanni Lucido (che poi ha, in parte, ritrattato) «di aver inquinato la scena del delitto», restano le dichiarazioni dei 160 testimoni ascoltati

finora. E le «stranezze » del comportamento di Alberto, di quel 13 agosto. Strano è il fatto che il giovane non si sia avvicinato al corpo della fidanzata, sebbene lui stesso abbia detto di non sapere se fosse viva o morta. («Ho provato una sensazione mai provata in vita », si giustificherà poi). Insolito è anche il tenore della telefonata al 118, partita alle 14,49, quando il ragazzo era già davanti alla caserma. La chiamata dura in tutto un minuto e Alberto si limita chiedere «un'ambulanza in via Giovanni Pascoli». Solo dopo le domande dell'operatore dice genericamente: «Credo che abbiano ucciso una persona». E chi l'ha sentita, in quella voce non avrebbe avvertito panico.

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