Garlasco, punto di svolta: arrestato Alberto Stasi

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UPDATE 17.00 «La soluzione peggiore che amplifica il nostro dolore». Così Rita Preda, la madre di Chiara ha reagito al fermo di Stasi. «È quanto di più doloroso potesse accadere»

UPDATE 16:30 Ad incastrare Alberto Stasi sarebbe stato un indizio trasformato in prova. Si tratterebbe di dna trovato su una delle due biclette di Alberto Stasi sequestrate il giorno dell'omicidio. Alberto diceva di essere andato a casa di Chiara con la Golf, la traccia sulla bici però lo avrebbe incastrato. Si tratta solo di indiscrezioni. Vi terremo aggiornati.

UPDATE 15.40 In questo momento Stasi è nella caserma di Vigevano sotto interrogatorio.

UPDATE 15.33 "Abbiamo le prove, non più indizi": lo ha detto il procuratore della Repubblica di Vigevano Alfonso Lauro.

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Il punto di svolta nel giallo di Garlasco c'è stato: Alberto Stasi è stato arrestato. Tutti gli indizi che fino ad oggi si sono riversati sul ragazzo come un fiume in piena sembrano avere un fondo di verità. Già nella giornata di ieri la posizione di Alberto Stasi si era aggravata, a causa della mancanza di impronte sul muro di cinta, come avevamo spiegato questa mattina.

Ora Alberto Stasi è stato fermato e portato via dai Carabinieri. Proprio oggi i Ris dovevano fornire i risultati degli indizi, molto probabilmente qualcuno di questi risultati ha incastrato Alberto. Si sospetta che la prove definitive che hanno portato all'arresto siano state le impronte.

Chiara Poggi finalmente dovrebbe avere giustizia. Le agenzia sono uscite fulminee, e le riportiamo.

Ci sono quele telegrafiche: Svolta nell'omicidio di Chiara Poggi: i carabinieri hanno arrestato il fidanzato Alberto Stasi.

Quelle poco più ricche: Svolta nell'omicidio di Chiara Poggi: i carabinieri hanno fermato alberto Stasi il fidanzato della ragazza uccisa. Dopo gli ultimi riscontri delle analisi dei Ris i magistrati hanno deciso di fermare il ragazzo che fin dalle prime mosse delle indagini è stato individuato come il maggior imputato del delitto. Dovrebbero essere le analisi effettuate sulle dodici impronte rilevate lungo il muro delle scale di casa Poggi ad aver convinto i pubblici ministeri a fermare il giovane.

L'attesa svolta è arrivata, inaspettata. Diciamo anche dovuta, visto che le indagini si sono protratte per più di un mese. Alle 14.30 è arrivato l'arresto. Uno degli indizi si è trasformato in prova.  

Proprio stamattina scrivevamo dell'aggravarsi della sua posizione, riportiamo quindi le ultime notizie che avevamo pubblicato giusto questa mattina.

Oggi è una giornata importante per quanto riguarda la soluzione del delitto di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco nell'agosto scorso. Alberto Stasi, unico indagato per l'omicidio, sta vivendo ore cruciali proprio nel momento in cui la sua posizione si aggrava.

Ieri Studio Aperto ha trasmesso la trascrizione della telefonata fatta al 118, sottolineando che le frasi e la voce di Alberto non sembravano quelle di un ragazzo che ha appena visto il corpo della fidanzata morta. Sembrava tranquillo, sembrava avere tutto sotto controllo. O, in alternativa, era sotto schock tanto da sembrare freddo. E' un'ipotesi plausibile anche questa.

Ma non è la telefonata ad aggravare ancora una volta la posizione di Stasi, è piuttosto la mancanza di impronte sul muretto esterno. Già, perchè Alberto aveva detto di aver scavalcato il muretto di cinta della villetta di Chiara, ma nel perimetro di cinta non ci sono impronte

Oggi si attendono i risultati dei Ris. Una giornata cruciale che seguiremo con eventuali aggiornamenti qui su Blogosfere Cronaca e Attualità.

Ecco cosa scrive il Corriere a riguardo.

Troppo debole per essere prova, quanto basta per diventare indizio. Gli inquirenti che indagano sull'omicidio di Chiara Poggi, assassinata a 26 anni nella sua villetta di Garlasco il 13 agosto scorso, l'hanno scritto nero su bianco: sul muretto di cinta dell'abitazione di via Pascoli in cui è avvenuto il massacro non è stata rilevata alcuna impronta, neppure una traccia che possa essere ricondotta al profilo genetico di una pers ona.

Per ora è solo un elemento «significativo » che potrebbe però aggiungersi alla lista di «contraddizioni » (almeno tre) contestate dal pm di Vigevano, Rosa Muscio, al fidanzato della vittima, Alberto Stasi, 24 anni, finora unico indagato per il delitto. Era stato il giovane, durante i tre interrogatori fiume a cui era stato sottoposto, a far mettere a verbale il racconto di quella mattina, quando ha dichiarato di aver scoperto il corpo di Chiara in fondo alle scale della taverna di villa Poggi.

Un racconto che partiva proprio da quel muretto che Alberto ha detto di aver scavalcato, dopo aver cercato invano di mettersi in contatto con la fidanzata, e che ora non trova riscontro nei rilievi degli inquirenti: la copertura di marmo della recinzione, nel punto indicato dal ragazzo, appare sì scheggiata ma sulla superficie ruvida, così come sull'inferriata che interrompe il muro, non è stata trovata alcuna traccia che gli appartiene.

Un dettaglio «utile», ma che da solo non basta a dare all'inchiesta la svolta che si attende da ormai 45 giorni. Le prime verità scientifiche, forse le uniche in grado di fornire una prova tra tanti indizi, arriveranno forse già domani, con i risultati delle analisi compiute su altre tracce, altre impronte, trovate in particolare sul muro della scala della taverna, dove il killer ha gettato il cadavere di Chiara.

Qui sarebbero diverse le tracce di Dna isolate dal Ris di Parma, ma per stabilire a chi appartengano è necessario del tempo. Una relazione depositata in Procura, invece, ha confermato, con ogni ragionevole certezza, che ad uccidere sarebbe stata una mano maschile.

Due orme di scarpe, impresse nel sangue, sono state trovate sul tappetino del bagno della villa: sono di un piede numero 41-43, ed è la prova che l'assassino si è lavato le mani al lavandino, dopo il massacro. Intanto al vaglio dei carabinieri, accusati ieri dall'ex avvocato di Alberto, Giovanni Lucido (che poi ha, in parte, ritrattato) «di aver inquinato la scena del delitto», restano le dichiarazioni dei 160 testimoni ascoltati

finora. E le «stranezze » del comportamento di Alberto, di quel 13 agosto. Strano è il fatto che il giovane non si sia avvicinato al corpo della fidanzata, sebbene lui stesso abbia detto di non sapere se fosse viva o morta. («Ho provato una sensazione mai provata in vita », si giustificherà poi). Insolito è anche il tenore della telefonata al 118, partita alle 14,49, quando il ragazzo era già davanti alla caserma. La chiamata dura in tutto un minuto e Alberto si limita chiedere «un'ambulanza in via Giovanni Pascoli». Solo dopo le domande dell'operatore dice genericamente: «Credo che abbiano ucciso una persona». E chi l'ha sentita, in quella voce non avrebbe avvertito panico.

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