Alberto Stasi, la prima notte in carcere e quella bici che "non ho mai preso"

stasi%20arrestato%20auto.jpg

La confessione di Alberto Stasi non c'è stata, nemmeno dopo una notte in carcere che, alcuni, descrivono come assolutamente tranquilla. I suoi difensori non hanno fatto trapelare alcuna indiscrezione sulla posizione di Stasi dopo l'arresto per l'omicidio di Chiara Poggi, ma si preannuncia un lungo periodo che terrà ancora una volta desta l'attenzione degli italiani.

Si rischia di andare incontro ad un nuovo caso Cogne, e lo avevamo già detto, ma soprattutto in questo momento ci si trova di fronte ad un ragazzo che nega qualsiasi colpa, affermando di non aver mai preso quella bici sulla quale sono state trovate tracce di sangue appartenenti a Chiara.

A raccontarci la prima notte di carcere di Alberto Stasi è Il Giornale, che scrive:

Prima notte in cella, apparentemente tranquilla, per Alberto. Stasi si trova in cella da solo, ma per il momento non in isolamento, nel carcere Piccolini di Vigevano, una struttura che ospita circa 400 detenuti. Ce l'hanno portato a tarda sera, dopo aver trascorso l’intero pomeriggio nella caserma dei carabinieri. E' stato messo in una cella di isolamento. Oggi il pm Rosa Muscio, titolare dell’inchiesta sull’omicidio Poggi, dovrebbe inoltrare al Gip la richiesta di convalida del fermo. In realtà ha tempo 48 ore per farlo. Successivamente il giudice deciderà, entro altre 48 ore, se convalidarlo e tenere Stasi in carcere oppure rimetterlo in libertà.

Non solo, sempre il Giornale parla proprio della reazione di Stasi che riguarda quella bicicletta che sarebbe nodo cruciale delle indagini:

Ieri l'interregatorio di Stasi è durato poco meno di un'ora. Prima che iniziasse, il legale di Alberto, Giuseppe Colli, in attesa dell’arrivo dell’altro difensore, Angelo Giarda, ha parlato a lungo con il giovane e poi con i suoi genitori. Dopo di che, a interrogatorio iniziato, per un paio di volte la verbalizzazione si è fermata perché gli avvocati hanno chiesto di consultare i loro esperti incaricati di occuparsi degli accertamenti non ripetibili (quelli che hanno portato alla scoperta di tracce del dna di Chiara sulla bicicletta sequestrata a casa Stasi) e anche di parlare con il loro assistito. Le dichiarazioni di innocenza di Alberto sarebbero contenute in un verbale di cinque o sei pagine. Verbale in cui tra i molti "Non so, non ricordo, non so niente, non ho fatto nulla", il 24enne ha ripetuto di essere andato nella villetta di Garlasco e di aver trovato Chiara morta. Avrebbe ribadito: "Quello che so ve l’ho già detto. Quello che ho fatto ve l’ho detto".

E aggiunge:

"Quella bici io non l'ho presa - ha risposto agli investigatori che gli mostravano le analisi dei Ris sul dna di Chiara ritrovato sul pedale -. Io non so nulla, non c'entro nulla". Per l'ennesima volta quelle parole che ritornano. Quasi a segnare un distacco anche materiale, oltre che mentale (il muro serve a questo...) tra sé stesso, lo studente modello di 24 anni quasi laureando alla Bocconi

  • shares
  • Mail
343 commenti Aggiorna
Ordina:

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO