Confusione a Garlasco: Alberto voleva scappare, ma quella prova non è sangue

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Si complicano le indagini sul delitto di Garlasco. Dopo l'arresto di Alberto Stasi, per una prova di sangue (dna) sul pedale della bicicletta che, si scopre ora, forse non è realmente sangue, l'omicidio di Chiara Poggi sembra tornare nell'incubo del non-colpevole.

Stamattina Alberto è all'udienza per la convalida del fermo, ma quelle notizie che riguardavano la prova madre del delitto sembrano già vacillare sotto il colpo degli avvocati difensori del fidanzato di Chiara Poggi.

Intanto si è scoperto ieri, prima erano solo vosi, che forse Alberto Stasi aveva già pronto un piano per scappare all'estero, o meglio, aveva intenzione di farlo a breve. Per questo è stato fermato, proprio per il pericolo di fuga.

Leggiamo infatti che ci sarebbe una possibile fuga all'estero dietro alla richiesta del pm Rosa Muscio di chiedere il carcere per Alberto Stasi, il giovane accusato dell'omicidio di Chiara Poggi a Garlasco. Secondo quanto riportato dal Tg5, infatti, lo studente, che non è nuovo a viaggi al di fuori dell'Italia, aveva già pianificato di lasciare la sua abitazione nel Pavese per una non ben identificata località straniera.

Se la Procura chiede la custodia cautelare in carcere, la difesa vuole che Alberto sia rimesso in libertà o al massimo agli arresti domiciliari.

Dal canto suo il pubblico ministero, oltre alla prova delle tracce ematiche sulla bicicletta, spiega che "ricorre il pericolo di fuga'' in quanto Alberto ''è stato in grado'' di pianificare la versione da fornire agli inquirenti, far sparire l'arma del delitto e cancellare qualsiasi traccia. Una capacità che, per il pm, potrebbe portare il giovane a ''organizzare la propria fuga''.

Del tutto diverse, come è ovvio, le ragioni della difesa che ha presentato una memoria con cui si sostiene innanzitutto che le analisi dei Ris ''non sono definitive'' e quindi non giustificano il fermo.

In sostanza si ritiene che quelle tracce biologiche rinvenute sulla pedaliera della bici di Alberto, sono sì riconducibili al dna di Chiara, ma non è detto che sia sangue: potrebbero essere saliva o sudore della ragazza, depositati in un qualsiasi momento. Inoltre per i legali di Alberto non sussiste assolutamente il pericolo di fuga.

Difesa: "Scienza prova che non è sangue"
''Che non è sangue lo sosteniamo scientificamente, mica così per dire''. Lo ha detto l'avvocato Angelo Giarda entrando nel carcere di Vigevano per l'interrogatorio di convalida del fermo di Alberto Stasi. L'avvocato, assalito dai giornalisti e telecamere al punto che è riuscito a varcare l'ingresso della casa circondariale solo con l'intervento di due agenti della polizia penitenziaria, non ha voluto aggiungere altro.

Prima di lui erano già entrati nel carcere gli altri due legali della difesa Giuseppe e Giulio Colli. E' stato visto entrare nel carcere anche il cappellano don Florindo, che da quando Alberto è in cella ogni giorno passa qualche minuto a salutarlo per dargli un po' di conforto.

Intantoè in corso al carcere di Vigevano l'udienza di convalida del fermo per Alberto Stasi. Stasi, 24 anni, è stato fermato per l'omicidio lunedì scorso, ma durante gli interrogatori ha continuato a proclamare la sua innocenza.

Il fermo è stato disposto dalla procura di Vigevano dopo la consegna da parte del Ris dei carabinieri delle analisi sui reperti ritrovati sul luogo del delitto, avvenuto la mattina del 13 agosto in circostanze ancora misteriose.

Ad incastrare Alberto Stasi -- iscritto nel registro degli indagati pochi giorni dopo l'omicidio -- sarebbero state alcune tracce di sangue sui pedali della sua bicicletta, secondo quanto riferito da fonti investigative.

I legali del giovane hanno presentato una memoria difensiva chiedendo il rilascio dell'indagato.

E' proprio questo il nodo cruciale: Stasi verrà rilasciato o no? Potrà godere degli arresti domicialiari. Ci sembra che a Garlasco, per ora, ci sia solo una grande confusione. 

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