Garlasco, ad Alberto Stasi manca Chiara, "le volevo bene" (a breve immagini shock delle gemelle k)

legale%20stasi.jpg

UPDATE 10.20: ALBERTO STASI E' STATO SCARCERATO, ORA E' LIBERO. ANDATE QUI PER SAPERNE DI PIU'.

---------------------

UPDATE: Come promesso ecco il post che riguarda le gemelle k: QUI IL POST SULLE GEMELLE K CHE BALLANO SUL CUBO IN DISCOTECA.

--------------------- 

Oggi è la giornata chiave, entro le 14 sapremo se Alberto Stasi dovrà rimanere in prigione oppure potrà essere rilasciato (prevebilmente agli arresti domicialiri). Mentre siamo in attesa di notizia da Garlasco, che riporteremo tempestivamente sul blog, annunciamo che in giornata comparirà anche un post shock che riguarda le gemelle K, con tanto di foto delle loro scorribande nelle discoteche alla ricerca del successo. Aspettate e vedrete.

Intanto, visto che Alberto Stasi ha parlato di Chiara Poggi, per ora ci limitiamo a riportare le sue ultime dichiarazioni comparse sul Corriere, rimandando ad aggiornamenti successivi per quanto riguarda le notizie sull'arresto e quelle sulle gemelle k.

Rimanete su Cronaca e Attualità, oggi sarà una giornata ricca di sorprese, ne siamo certi. 

Questo ciò che scrive il Corriere.

Gli occhi di Alberto sono pieni di lacrime: «Chiara mi manca, mamma. Io le volevo bene davvero». «Lo so, lo so» cerca di rincuorarlo Elisabetta Ligabò, che non sa più cosa sia una notte di sonno, un giorno di pace. E' il momento più commovente dell'incontro (il primo) fra Alberto Stasi e i suoi genitori, Nicola ed Elisabetta. «Lui li aspettava mercoledì ma il permesso è arrivato tardi e così si sono visti il giorno dopo» conferma il professor Angelo Giarda, uno degli avvocati di Alberto, fidanzato e presunto assassino di Chiara Poggi.

Per un ragazzo in carcere da nemmeno una settimana e già affamato di libertà, di amici, di casa, è stato difficile aspettare un giorno in più. E, come raramente ha fatto in queste settimane passate sotto pressione, rivedendo i genitori Alberto ha ceduto al pianto. «Come stai? Hai freddo? Mangi? Come ti trattano? ». «Bene, mamma. Sto bene e sono tutti gentili con me. L'unica cosa è che la pasta arriva un po' fredda… Ora poi va meglio perché posso vedere la televisione. Sai che mi controllano 24 ore su 24 come se fossi pericoloso… ». Lo sa, la signora Elisabetta. L'ha sentito dire, quantomeno. Si fa così con i «nuovi giunti». Si controllano a vista perché non si lascino andare a «gesti di autolesionismo», per dirla con le parole scritte nel regolamento. Alberto, ragazzo bene e dalla vita comoda, adesso è in cella, non è un criminale «navigato» (non lo sarebbe nemmeno se alla fine risultasse colpevole) ed è depresso, come tutti i detenuti- matricola. Certo che lo sa, la signora Elisabetta. Il suo Alberto potrebbe andare oltre la depressione, farsi del male. E' un pensiero che atterrisce qualsiasi mamma. Così tocca a lei rassicurarlo: «Stai tranquillo. Stiamo facendo di tutto per tirarti fuori di qui. Vedrai che presto finirà tutto».

Presto. Come spera Alberto che chiede che ora è a chiunque passi davanti alla sua cella. Perché l'orologio di metallo non ha potuto tenerlo e i minuti gli sembra che non passino mai. Conta il tempo con i fumetti di Topolino, il detenuto Stasi. Non osa chiedere i libri universitari perché sarebbe un po' come accettare l'idea di rimanere in carcere a lungo. E invece no. Lui punta tutto sulla decisone del gip che deciderà entro le due di oggi pomeriggio se contro l'indagato Stasi ci sono gli «indizi gravi e concordanti» sufficienti a tenerlo in carcere oppure no. Se il «quadro probatorio» disegnato dalla procura è fondato oppure no, se esiste davvero il paventato pericolo di fuga ipotizzato dal pubblico ministero Rosa Muscio oppure no. E' stato un Alberto sicuro di sé quello che si è presentato davanti al giudice delle indagini preliminari, ieri mattina, immagine lontana dal ragazzino che più tardi si sarebbe sciolto in lacrime davanti a mamma e papà.

Il gip Giulia Pravon è arrivata in carcere poco prima delle 11. La domanda di rito: «Conferma quello che ha detto nei suoi precedenti interrogatori? ». Lui ha annuito con la testa prima di parlare: «Confermo tutto, sì. E non ho altro da aggiungere». Fine. «Non ha detto nemmeno una parola di più» racconta il professor Giarda. «A differenza dell'altro giorno, dopo il fermo, stavolta era emotivamente meno provato — rivela —. E' rimasto lì ad ascoltare le disquisizioni tecniche sulla relazione del nostro consulente. Perché è sul tecnicismo che si gioca questa partita». Oggi il primo match.

  • shares
  • Mail
22 commenti Aggiorna
Ordina:

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO