Garlasco, l'arma con la punta a farfalla, impronte di Stasi sul dispenser, hard disk compromesso

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Alberto Stasi, unico indagato per l'omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco nell'ottobre scorso, avrebbe dovuto dare la tesi il 18 ottobre. Ha rimandato la discussione, ovvio, ma dal giorno dell'uscita dal carcere ha anche deciso di vivere "da recluso" all'interno della sua abitazione.

Anche se giornali e televisioni hanno iniziato a mollare la presa sul delitto di Garlasco, gli inquirenti sono a lavoro per poter risolvere un giallo sempre più intricato. In queste settimane non sono mancati gli attacchi ai Ris, che hanno rimandato la consegna dei risultati. Un nuovo indizio tuttavia è trapelato, e riguarda l'arma del delitto, mai trovata e ancora, in parte, sconosciuta.

Diciamo in parte perchè qualche giorno fa alcuni giornali hanno parlato della possibile forma dell'oggetto che ha colpito il cranio di Chiara. Scrive il Messaggero: l’arma del delitto non è mai stata trovata. Venti giorni fa Giuseppe e Rita Poggi, con il fratello Marco, sono entrati uno alla volta nella villetta di via Pascoli ancora sotto sequestro per un sopralluogo molto particolare: guardarsi intorno e cercare di ricordare se, rispetto a come lasciarono la casa prima di Ferragosto quando partirono per le vacanze in montagna, ci fosse qualcosa di diverso.

Utensili spostati, suppellettili mancanti. Il papà di Chiara ha passato in rassegna palmo a palmo il garage, dove tiene i suoi attrezzi. Ora l’autopsia potrebbe fornire un tassello fondamentale: l’oggetto con cui è stata massacrata Chiara era appuntito, ma la punta aveva una forma speciale, a farfalla.

E tornando al racconto sulla "reclusione" di Alberto Stasi prendiamo spunto sempre dallo stesso articolo.

Alberto unico indagato. Intanto le indagini degli investigatori, in attesa del rapporto dei Ris che verrà consegnato l’8 novembre, puntano sempre in un’unica direzione: su Alberto Stasi, il solo indagato per la morte della fidanzata. Lui resta tappato in casa, in attesa degli eventi. Avrebbe dovuto laurearsi il 18 ottobre, ma la discussione della tesi è stata rinviata.

«Vive come un recluso», fanno sapere i suoi legali, continua a studiare e ad andare al cimitero a trovare Chiara, in orari particolari per non incontrare i Poggi che dopo i tre giorni di fermo in carcere hanno tagliato i ponti. «Per favore Alberto, non cercarci più», ha detto cortese ma gelido Giuseppe Poggi rispondendo all’ultima telefonata del ragazzo.

Ma si parla anche di alcune impronte sul dispenser di sapone trovato nel lavandino di Chiara (ma questo non vuol dire nulla, visto che Alberto la sera prima dell'omicidio era a casa di Chiara, come tutti ormai ben sanno).

C'è invece una notizia che dimostra ancora una volta quanto ci siano stati problemi nella gestione delle indagini, almeno nei primi giorni: l’alibi del giovane bocconiano, sarebbe contenuto nel computer sequestrato da carabinieri: la memoria ha registrato l’accensione e il tempo nel quale Alberto ha lavorato alla sua tesi la mattina del 13 agosto. Ma stando alle indiscrezioni, il primo, frettoloso e sommario esame del pc ne avrebbe compromesso l’hard disk.

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