Meredith, fermate tre persone per l'omicidio: la coinquilina, il suo fidanzato e un congolese

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Update 12.00: Svolta nelle indagini sull'omicidio di Meredith Kercher. La polizia ha fermato tre persone: si tratta della coinquilina americana, del suo fidanzato 24enne e di un cittadino congolese. Le accuse sono di omicidio volontario e violenza sessuale.

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Il rischio che ci si infilasse in un nuovo caso Garlasco non c'era, l'assassino di Meredith, la giovane ragazza inglese uccisa nel suo appartamento a Perugia, potrebbe avere le ore contate. Mentre è di ieri la curiosa notizie sulle indagini condotte anche grazie a Facebook, oggi si parla di un assassino che potrebbe avere un nome e un volto: si cerca un cuoco maghrebino.

Il tentativo di depistaggio delle indagini da parte dell'assassino è stato alquanto maldestro: ha simulato una rapina ma ha lasciato in giro un'infinità di impronte. Ora gli inquirenti hanno forti sospetti su un cuoco maghrebino che lavorava in uno dei locali frequentati dalla giovane ragazza.

Qualcuno che quindi Meredith aveva conosciuto durante una delle sue uscite serali, ma al tempo stesso estraneo all'ambiente universitario, dove si erano concentrate le prime ricerche. Non si sa ancora nulla invece riguardo al complice, che secondo indiscrezioni avrebbe tenuto ferma la vittima mentre il killer le tagliava la gola. La polizia è cauta, visto che ancora non si sa se il killer abbia agito da solo o con il presunto complice.

Una cosa è certa: amici e conoscenti non sono ancora esclusi dalle indagini. Fino a quando non si avranno notizie certe sul killer di Perugia rimangono molti i sospettati.

Ad ucciderla, come leggiamo, è stato stato un coltello da cucina o a serramanico, di quelli con la lama liscia. Sull'arma del delitto, che sembra essere svanita nel nulla, nonostante gli inquirenti abbiano setacciato palmo a palmo tanto gli interni che l'esterno della villetta, non ci sono dubbi. C'è poi la pista del sangue, una vera e propria scia di dolore.

Tracce ematiche, infatti, sono state rinvenute sulla maniglia interna del portone d'ingresso della villetta, circostanza che indurrebbe a credere che l'assassino sia uscito proprio da lì, dall'uscio in legno dal quale Meredith l’aveva fatto entrare poco prima.

Più di una riserva suscita invece il sangue, inizialmente attribuito alla vittima, ma poi più verosimilmente riconducibile a un gatto che vive nella casa, rinvenuto nell'appartamento al primo piano della villetta di viale Sant'Antonio, alloggio occupato da quattro studenti marchigiani che al momento del delitto si trovavano con le proprie famiglie per trascorrere il ponte di Ognissanti. Inquietante, infine, la macchia di sangue sulla parete bianca della camera da letto di Mez, come di una mano che scivolasse lentamente sul muro.

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