Omicidio di Meredith, ecco i fotogrammi che incastrerebbero Amanda Knox

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Vabbè, guardando questi fotogrammi non si capisce molto, visto che la presunta Amanda rimane sullo sfondo, però non ci sembra vero il fatto che, ipoteticamente, una persona vestita di nero (e il riferimento era a Raffaele Sollecito) poteva anche passare inosservata. Lo avevamo scritto in questo post.

Certo, noi siamo qui a disquisire su due fotogrammi mentre gli inquirenti hanno in mano tutt'altro, però commentiamo quello che abbiamo in mano.

Sopra vedete il fotogramma senza la persona, qui sotto quello che incastrerebbe Amanda. Si sta dirigendo verso la sua abitazione , dove si trova Meredith.

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Ma passiamo alla notizia della famosa lettera di Amanda, facendoci aiutare dal Corriere

Era in prima fila, nella classe del corso avanzato di lingua italiana. In prima fila come sempre, anche in quel lunedì 5 novembre. La professoressa dice agli alunni (sono ventisette, arrivano da mezzo mondo) di scrivere una lettera. "A chi volete", precisa. Amanda Marie Knox, vent'anni compiuti a luglio, scrive alla mamma che sta a Seattle, in America. La sua amica - o forse è meglio dire coinquilina - l'inglese Meredith è stata uccisa da quattro giorni. "Cara mamma - scrive Amanda - sono sconvolta. Non posso pensare che a questo. Mi sento nervosa". Non c'è il nome di Meredith, nella lettera. Amanda vuole solo fare conoscere il suo stato d'animo. Non parla della ragazza uccisa, solo delle proprie emozioni. "Cara mamma, quello che è successo è tutto un mistero".

I banchi di legno sono antichi, degradanti verso la cattedra e la lavagna. "Quando ho dato quel compito - ha raccontato una professoressa agli inquirenti - sapevo che Amanda abitava con la ragazza che era stata appena uccisa. Me l'aveva detto lei. Ma non sapevo certo che fosse sospettata". Il giorno dopo, martedì 6 novembre, Amanda non si presenta in classe. Cominciano a circolare le prime voci, poi arriva la conferma: la ragazza è stata arrestata con l'accusa di omicidio.

"Come faccio spesso, avevo letto la lettera di Amanda e di altri studenti a tutta la classe. Alcune di quelle frasi, "non posso pensare che a questo", "mi sento nervosa", "è tutto un mistero" hanno choccato gli altri allievi, perché tutti hanno pensato a ciò che era avvenuto nella casa di Amanda. Ed è per questo che ho preso la decisione di consegnare la lettera alla polizia".

Sono circolate voci, su questa lettera. Si sussurrava che, il giorno prima dell'arresto, Amanda avesse scritto che il dj Patrick Lumumba (da lei indicato come assassino) fosse totalmente estraneo alla vicenda. Si diceva che ci fossero riferimenti precisi ai responsabili del delitto. "Nulla di tutto questo", ha sottolineato la professoressa. "Nella lettera non c'è il nome di Amanda e tanto meno quello dei suoi assassini. L'abbiamo consegnata alla polizia solo per un motivo: i periti, gli psicologi o altre figure professionali potranno analizzare ogni parola per comprendere le ragioni profonde dello scritto e magari trovare tracce che noi non riusciamo a vedere. E anche noi ci interrogheremo per capire chi fosse davvero questa ragazza".

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