Il memoriale di Amanda Knox, la ragazza che "Boh... non so..."

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Ieri sera tanti lettori di Cronaca e Attualità che seguono le indagini sull'omicidio di Meredith avvenuto a Perugia (Sollecito è ancora in carcere, Amanda pure, si è aggiunto Rudy, Lumumba è uscito di scena) avranno visto Matrix, che ha presentato il memoriale di Amanda Knox (ma Mentana non era mica quello che quest'estate si scagliava contro la morbosa presenza della stampa nell'omicidio di Chiara Poggi che vedeva ancora oggi coinvolto Alberto Stasi?).

Amanda non sembra una ragazza con le idee molto chiare, il memoriale è un viaggio nella sua mente confusa e poco attendibile. Traete voi le conclusioni, noi pubblichiamo l'ormai famoso memoriale

«Per quanto riguarda la "confessione" che io ho reso la scorsa notte, voglio chiarire che ho seri dubbi sulla verità delle mie dichiarazioni, perché sono state rese sotto la pressione di stress, shock e perché ero esausta». Lo scrive Amanda Knox nel memoriale scritto prima di andare in carcere, affermando anche che «non solo mi era stato detto che sarei stata arrestata e messa in prigione per 30 anni, ma sono stata anche colpita in testa quando non ricordavo correttamente un fatto».

Secondo la studentessa americana «è stata proprio questa pressione, e dopo tutte le ore di confusione, che dalla mia mente sono venute fuori queste risposte. Nella mia mente ho avuto dei flash in cui vedo Patrick in immagini confuse. L'ho visto vicino al campetto di basket. L'ho visto vicino alla porta di casa. Mi sono vista rannicchiata in cucina con le mani sopra le orecchie perché nella mia testa ho sentito Meredith gridare, ma ho detto questo molte volte in modo da chiarirlo a me stessa». Tutte cose che, aggiunge, «mi sembrano irreali, come un sogno, e non sono sicura se siano realmente successe o siano soltanto dei sogni che la mia mente ha creato per tentare di rispondere alle domande che avevo in testa e alle domande che mi sono state poste. Ma la verità è che non sono certa della verità».

«Ho paura, ma non c'entro». «C'è una cosa che dentro di me penso sia vera, ma c'è anche un'altra possibilità che potrebbe essere vera e, onestamente, non posso dire con certezza quale sia quella giusta. Sto cercando veramente di farlo perchè ho paura per me stessa. So di non aver ucciso Meredith. Questo è quello che so per certo». Dopo aver pianto e gridato per due ore, e anche cantato alcune canzoni dei Beatles, Amanda Knox mette nero su bianco la sua ennesima versione su quanto accadde la notte in cui Meredith Kercher fu uccisa. Il suo racconto, tre pagine e mezza scritte in inglese e poi tradotte in italiano, Amanda lo fa la sera del 6 novembre, in questura, subito dopo aver saputo del fermo per omicidio, prima di entrare in carcere. Chiedendo poi che tutti i poliziotti leggano quanto ha da dire.

Un racconto a volte confuso, contraddittorio rispetto alle versioni fornite precedentemente, in cui più volte la studentessa americana dice di essere «molto confusa», di ricordare poco e male. «A questo punto - scrive - la mia testa è piena di idee contrastanti e mi dispiace di essere incapace di gestirle». Le idee sono «contrastanti», «ma voglio anche dire la verità meglio che posso», prosegue Amanda. «Tutto quello che ho detto riguardo il mio coinvolgimento nella morte di Meredith, sebbene contrastante, è la migliore verità che io sono stata in grado di pensare. «All'inizio ero spaventata, offesa e confusa - aggiunge - ma, con il tempo, sono sopraggiunti lo shock e il panico e ho cominciato a cercare di pensare ad altre spiegazioni ed è perchè devo pensare in questo modo che mi sento in contrasto con me stessa».

Alla fine delle sue «spontanee dichiarazioni» la Knox scrive di avere le idee «più chiare rispetto a prima, ma mi mancano ancora delle parti, e so che questo non mi aiuta. Ma questa è la verità e questo è ciò che penso in questo momento. Vi prego, non prendetevela con me - scrive ancora, rivolgendosi agli inquirenti - perché ciò mi rende soltanto più confusa e non giova a nessuno. Capisco quanto sia grave questa situazione, e proprio per questo voglio che queste informazioni siano più chiare possibili. Se ci sono ancora parti che non hanno senso, per favore chiedetemele. Sto facendo del mio meglio, proprio come voi. Vi prego, credetemi almeno in questo, sebbene vi capisco se non lo fate. Tutto quello che so è che non ho ucciso Meredith e quindi devo temere soltanto le bugie».

«Non credo che Raffaele abbia ucciso». «Il mio ragazzo mi accusa di aver detto cose che io so che non sono vere. So di avergli detto che non dovevo lavorare quella notte. Ricordo quel momento molto chiaramente. Non gli ho mai chiesto di mentire per me. Questa è veramente una bugia». Così Amanda Knox, nel suo memoriale, parla di Raffaele Sollecito, che tuttavia lei «non crede» abbia ucciso Meredith. «Ciò che non comprendo - scrive - è perché Raffaele, che è stato sempre così premuroso e gentile con me, dovrebbe mentire riguardo a questo. Che cosa ha Raffaele da nascondere? Non penso che abbia ucciso Meredith, ma penso che sia spaventato come me. Si è trovato in una situazione in cui non avrebbe mai pensato di trovarsi e forse sta tentando di trovare una via d'uscita prendendo le distanze da me. Onestamente capisco che questa sia una situazione spaventosa».

Amanda Knox ricostruisce poi ancora una volta la giornata del 1° novembre, cambiando nuovamente versione, almeno su alcuni particolari. Ad esempio quando parla della cena con il suo fidanzato. «Una delle cose di cui sono sicura che sono accadute la notte in cui Meredith è stata uccisa è che io e Raffaele abbiamo mangiato abbastanza tardi, penso circa alle 11, anche se non posso esserne certa perché non ho guardato l'orologio». E a proposito di quella sera aggiunge: «Dopo cena ho notato un po' di sangue sulla mano di Raffaele, ma ho avuto l'impressione che si trattasse di sangue proveniente dal pesce».

«Chi è il vero assassino?». «Chi è il vero assassino? Questo è particolarmente importante perché non credo che io possa essere usata, in questo caso, come testimone che condanna». Quasi alla fine del suo memoriale, Amanda Knox pone cinque domande agli investigatori prima di essere portata in carcere «Nei flashback che sto avendo - scrive - vedo Patrick come l'assassino, ma il modo in cui la verità appare nella mia mente non c'è modo per me di appurarla, perché non ricordo con certezza se io fossi a casa mia quella notte».
Poi cambia argomento e dice: «Le domande che necessitano di una risposta, almeno per quello che penso io, sono: perché Raffaele ha mentito? Perchè penso a Patrick? E' affidabile la prova che io mi trovavo a quell'ora nel luogo del crimine, e, se così è, che cosa dire dei miei ricordi, sono affidabili? Ci sono prove che condannano Patrick o un'altra persona?». E poi l'ultima: «Chi è il vero assassino?».

«La sera ho letto, studiato, fatto l'amore?». La sera dell'omicidio di Meredith, Amanda Knox sostiene di essere stata a casa di Raffaele Sollecito, il suo fidanzato, ma non ricorda a fare cosa: «Forse ho controllato la mia e-mail, forse ho letto o studiato o forse ho fatto l'amore con lui», scrive nel suo memoriale, considerato dagli inquirenti alla stregua di "dichiarazioni spontanee". Nel documento, Amanda dice di aver visto Meredith «giovedì 1° novembre per l'ultima volta a casa mia quando è uscita intorno alle 3 o le 4 del pomeriggio. Raffaele era con me in quel momento. Noi, io e Raffaele, siamo rimasti a casa un po' più a lungo e, verso le 5 di pomeriggio, siamo usciti per andare a vedere il film "Amelie" a casa sua. Dopo il film ho ricevuto un messaggio da Patrick, per il qualelavoro al pub "Le Chic". Nel messaggio mi diceva che non era necessario che andassi a lavorare quella sera perché non c'era nessuno. Adesso ricordo anche di avergli risposto con il messaggio: "Ci vediamo. Buona serata!", e questo per me non significa che lo avrei incontrato immediatamente. In modo particolare perché ho detto: "Buona serata"».

«Ciò che è successo dopo non concorda con ciò che dice Raffaele, ma questo è quel che ricordo», prosegue Amanda, che in precedenza aveva scritto: «So che Raffaele ha fornito prove contro di me, affermando che sono uscita da casa sua la notte dell'omicidio».
La studentessa americana, infatti, aggiunge: «Ho detto a Raffaele che non dovevo andare a lavorare e che potevo restare a casa la sera. Dopo questo credo che ci siamo un pò rilassati insieme nella sua stanza, forse ho controllato la mia e-mail, forse ho letto o studiato o forse ho fatto l'amore con Raffaele. Infatti penso di aver fatto l'amore con lui».

«Tuttavia ammetto - scrive ancora Amanda - che in questo lasso di tempo è tutto piuttosto strano perché non sono del tutto sicura. Ho fumato della marijuana con lui e potrei essermi addormentata. Di queste cose non sono sicura e so che sono importanti sia per il caso che per aiutare me stessa, ma, in realtà, non penso di aver fatto molto. Una cosa che ricordo è che ho fatto la doccia con Raffaele, e questo potrebbe spiegare come abbiamo trascorso il tempo. In realtà non ricordo esattamente che giorno fosse, ma ricordo che abbiamo fatto la doccia e ci siamo lavati per parecchio tempo. Lui mi ha pulito le orecchie, mi ha asciugato e spazzolato i capelli».

Nel memoriale Amanda aggiunge di essere sicura di aver cenato con Raffaele «abbastanza tardi, circa alle 11», e che «dopo aver mangiato, Raffaele ha lavato i piatti, ma i tubi sotto il lavandino si sono rotti e l'acqua ha allagato il pavimento. Ma siccome non aveva un mocio ho detto che avremmo potuto pulirlo il giorno dopo perché noi (Meredith, Laura, Filomena e io) abbiamo un mocio in casa. Ricordo che fosse abbastanza tardi perché eravamo entrambi molto stanchi (sebbene non possa dire l'ora). La cosa successiva di cui mi ricordo è quando mi sono svegliata, la mattina di venerdì 2 novembre attorno alle 10, e ho preso una busta di plastica per riportare i vestiti sporchi a casa mia. E' stato allora che io sono arrivata a casa da sola e ho trovato la porta di casa spalancata e tutto questo ha avuto inizio».

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