Bali, conferenza sul clima: la conclusione

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di Luciano Vecchi

Il Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, cammina pensoso e tranquillo nella stanza. La sua condotta è umile, nonostante i paparazzi inseguono ogni sua mossa. Il suo compito alla Convenzione delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico, per giungere ad una "Bali road map", sta per scadere e spera di essere riuscito ad aumentare la consapevolezza del grave problema climatico che interessa tutta l'umanità.

In sintonia con Ban Ki-moon, Al Gore, Premio Nobel per la pace (e l'ambiente), in un applauditissimo intervento di ieri in assemblea plenaria ha parlato a nome personale, come un uomo, come un padre, come un nonno... esponendo con vigore le sue teorie, ricordando che è arrivato il momento di agire, proponendo di anticipare al 2010 i termini per un accordo di riduzione dei gas serra, accusando il suo Paese, gli Usa, di essere il principale responsabile dello stallo della Conferenza, suggerendo, pertanto, di andare avanti e cercare un testo comune anche senza di loro... il maggior inquinatore mondiale, che con la loro totale opposizione a qualsiasi accordo internazionale vincolante sulle emissioni è diventato ormai un ostacolo insuperabile.  

La controversia ruota attorno alla "Bali Road Map", se deve cioè includere un obiettivo specifico, come intende la Ue, che mira alla riduzione di gas a effetto serra dei paesi ricchi nel corso del prossimo decennio.

Anche Giappone e Canada sono a sfavore: loro chiedono maggiore flessibilità nei parametri vincolanti e che i Paesi in via di sviluppo facciano la loro parte nella lotta contro i cambiamenti climatici. Ma i paesi chiamati in causa, India e Cina in testa, consapevoli di pagare un prezzo già caro in termini ambientali, che debbono affrontare contemporaneamente il problema della lotta alla povertà, tendono ad una proposta di accordo sul trasferimento di tecnologie pulite nei paesi in via di sviluppo. Proprio questo è diventato un elemento chiave della diatriba, ma nella notte sembra che è stato raggiunto un accordo provvisorio. L'accordo potrebbe portare alla creazione di un fondo speciale per acquistare i brevetti da parte del settore privato, consentendo tecnologie pulite da imprese private che dovranno essere fornite ai paesi più poveri a basso costo.

Il nostro ministro dell'Ambiente Pecoraro Scanio, in rappresentanza delle posizioni dei ministri dell'Ambiente, del Commercio estero, dello sviluppo economico e dell'economia, ha chiesto un'alleanza strategica globale contro i cambiamenti climatici tra i paesi avanzati e quelli in via di sviluppo. L'obiettivo è un nuovo trattato entro il 2009 che possa sostituire Kyoto. Sul piano politico il documento ribadisce un appoggio forte agli obiettivi della Ue di limitare il riscaldamento climatico ad un massimo di 2 gradi sopra il livello del periodo preindustriale, ma sottolinea anche che lo sforzo non può essere solo una questione europea ma deve essere globale.

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