Azouz verso i domiciliari? Una famiglia pronta ad "adottarlo"

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Azouz Marzouk, ancora in carcere dopo l'arresto per droga, potrebbe ottenere gli arresti domiciliari, ma non rimarrebbe in giro a vagare senza fissa dimora. Una famiglia di Lecco, amica dell'avvocato difensore, sarebbe pronta ad ospitarlo per gli arresti domiciliari. Alla fine il 27 tunisino è solo accusato appartenenza ad un sodalizio a conduzione familiare dedito al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti. Non può essere certo definito un mostro per questo.

Ciò che ci fa riflettere sulla sua figura è invece quello che è saltato fuori dalle intercettazioni telefoniche avvenute a pochi giorni dalla Strage di Erba. E così, mentre Azouz, per il suo legale, «è motivato e sta bene», si fa strada l'ipotesi di un libro sulla sua vita.

Chi dovrebbe pubblicarlo? Bè, ovviamente Alessio Sundas, l'uomo che ormai si è specializzato nello sfruttamento mediatico dei personaggi protagonisti della cronaca nera. In realtà, sembrerebbe, questo accordo ancora non c'è stato, e Sundas sta solo facendo il suo personale giochetto per raggiungere la fama.

Certo che queste intercettazioni, ormai di dominio pubblico, fanno ancora male:

«Milano è una città che non mi piace proprio — si lamenta lui in una intercettazione ambientale —. È un posto dove non mi trovo bene. E poi gli arabi che girano per Milano hanno tutti delle macchine così brutte... A me piacciono le Bmw, le Audi, le Porsche. Un giorno o l'altro me ne torno in Tunisia con una di queste che sembro un pascià (...) Quando vedo delle belle macchine io non capisco più niente. Mi piacciono solo quelle che in prima arrivano a 70 all'ora...». Non sono ancora passati tre mesi dai funerali di sua moglie e suo figlio. Dai giorni in cui lui si spazientiva al telefono: «Ma che cosa vuoi che me ne freghi della bara com'è, bianca marrone...». Era il 19 gennaio.

E così, come già avevamo scritto, la nostra idea su Azouz non cambia. Per questo, per l'ennesima volta, ci affidiamo a delle parole che già avevamo scritto nell'ottobre del 2007.

Quando si parla della strage di Erba il primo pensiero va a quattro innocenti morti. Il secondo pensiero ai coniugi Romano, che con un colpo di scena ieri si sono dichiarati innocenti. Il terzo, purtroppo, va rivolto alla figura di Azouz Marzouk, il padre del piccolo Youssef, scomparso nel massacro di Erba.

Già, perchè Azouz da allora è diventato un personaggio. Non ha tentato di sfondare nel mondo dello spettacolo con modalità simili a quelle delle Gemelle k, ma attraverso una strategia "invisibile" ha acquistato notorietà stringendo rapporti con personaggi che sanno bene come far fruttare l'esposizione mediatica: e queste persone hanno nomi e cognomi: Fabrizio Corona e Lele Mora.

Ricorderete la notizia della sua presunta sfilata a pochi giorni dalla strage, ricorderete le polemiche sullo scoop venduto a Corona al momento del funerale, avete sotto gli occhi la quotidiana esposizione mediatica di questo ragazzo che si presenta alle telecamere con vestiti alla moda e grandi occhiali firmati che gli coprono metà volto in stile "mosca".

Azouz, appena può, va in televisione. Lo ha fatto per i tg, lo ha fatto ieri sera a Matrix; l'inizio del processo è stato per lui l'ennesima occasione per mostrarsi: acquisendo fama.

Ieri, appena arrivato a Como, per assistere alla prima udienza del processo, è sceso dall'auto ed è subito stato preso d'assalto da fotografi e giornalisti, ma anche da persone comuni che volevano una sua foto sul cellulare.

Le sue provocatorie parole sulla condanna a morte per i Romano l'hanno fatto balzare sulle prime pagine, il tutto mentre un amico lo accompagnava al processo. E l'amico di cui parliamo è tale Franco Ribaro, proprietario della discoteca Coconut di Eupilio, assieme al quale Azouz ha studiato un progetto: aprire un nuovo locale che possa fare concorrenza al Billionaire di Flavio Briatore.

Azouz è una stella nascente, è grande amico di Corona e Lele Mora, che lo hanno chiamato proprio ieri per mostrare la propria vicinanza in un momento così difficile. A casa di Lele Mora Azouz passa le vacanze; spesso il papà del piccolo Youssef si deve fermare per strada a firmare autografi.

Azouz sta sfruttando la sua esposizione mediatica, ma soprattutto il malcostume italiano che vede una celebrità in chiunque compaia in tv: poco importa se quel passaggio sul piccolo schermo è dovuto ad un fatto di cronaca.

Una triste abitudine che è benzina sul fuoco dello star system nostrano, fatto di notorietà discutibile e spesso inconcepibile.

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