Napoli e la falsa emergenza rifiuti: quello che forse non sapete

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Dopo essersi occupato della crisi idrica a Benevento, con un'inchiesta che proseguirà nei prossimi giorni, il blog La verità delle contrade ha pubblicato un bel post sull'emergenza rifuti in Campania con tanto di documentazione.

Lo riportiamo qui sotto nella speranza che possa servire a comprendere meglio la grave condizione in cui vivono i napoletani.  

LA FALSA EMRGENZA RIFIUTI

Immagini televisive dal fronte della spazzatura che fanno da scenario alle dichiarazioni di politici e giornalisti. Parole e immagini che evocano tempi di guerra come “lo Stato si arrende all’immondizia” o “i ribelli dei rifiuti”. Poi finalmente l’arrivo degli eroi salvatori: le camionette dell’esercito che da giovedì sera si aggirano nella notte per le strade di Pianura sullo sfondo di cumuli di immondizia in fiamme. Così, ancora una volta, l’emergenza mediatica ha preso il sopravvento sull’emergenza reale. I cumuli di rifiuti urbani ammonticchiati in alcune parti della città hanno accentrato tutta l’attenzione dei media, suggerendo all’opinione pubblica che l’emergenza campana è dovuta alla classe politica locale, incapace di governare la nettezza urbana, di gestire in maniera ordinata i 20.000 addetti al servizio, di costruire termovalorizzatori come si fa in tutte le parti del mondo e di fare funzionare l’inceneritore di Acerra fregandosene delle paure di napoletani ignoranti e privi di buon senso che lo vedono come il demonio.

Risultato: nella confusione generale di notizie poco alla volta prende corpo sui teleschermi la tesi che il problema della monnezza napoletana è una questione di ordine pubblico. Da risolvere, dunque, con i manganelli della polizia e le attrezzature dell’esercito: con le truppe guidate dal generale Franco Giannini e con la direzione dell’ennesimo commissario, De Gennaro, accettato anche da chi aveva criticato il suo duro operato durante il “G8” di Genova nella convinzione che per risolvere questa emergenza ci vuole il pugno di ferro.

In realtà le soluzioni proposte hanno come primo, urgente obiettivo fare sparire l’immagine della spazzatura dai teleschermi sulla quale rischia di cadere il Governo e la sua credibilità in Europa. E per fare questo bisogna sciogliere i cortei di protestanti, spegnere il clamore dei media, rassicurare l’opinione pubblica che tutto è sotto controllo. Nel frattempo, il generale reduce dall’Albania spezzerà le reni ai rivoltosi di Pianura - qualificati tout court anche camorristi – e insieme a De Gennaro garantirà l’ordine pubblico. Così ogni decisione politica potrà essere presa: anche con la forza, se non sarà possibile con la democrazia, la ragione e la scienza.

Ecco perché guardando le immagini dell’esercito che pattugliava quei quartieri che conosco così bene, abitati per lo più da gente tranquilla, perbene, che lavora, mi sono venuti i brividi. Perché ho capito che appena l’emergenza fasulla, che fa scalpore, sarà finita, tornerà fuori quella vera che non trova spazio sui giornali: e continuerà a uccidere. Ho capito che appena i riflettori dell’attualità si saranno spenti, come in Cambogia, scenderà il silenzio sugli innocenti: sui napoletani che continueranno a “morire di monnezza” e sulla loro terra vittima di un immane disastro ambientale.

LA VERA EMERGENZA

Perché l’emergenza vera non sta nei sacchetti pieni di scarti di verdura, carne, pasta, plastiche, carta, bottiglie e qualsiasi altra schifezza ammonticchiati per le strade: sicuramente sono un veicolo di malattie infettive, uno sconcio estetico, una prova di inefficienza istituzionale, ma non sono la causa dell’aumento dell’84% in più – rispetto al resto della Campania - di morti per tumore al fegato o del 30% in più di morti per tumori alla vescica. I rifiuti urbani sui quali è stata catalizzata l’attenzione dei media non sono i colpevoli dell’inquinamento delle falde acquifere con le quali si irrigano i campi dove crescono i prodotti e si allevano gli animali dei quali si alimentano i cittadini che si ammalano di cancro. La colpa di questo disastro ambientale che sta mandando in tilt l’intera catena alimentare, è dei milioni di tonnellate di rifiuti tossici e industriali provenienti dalle industrie del Nord Italia e di mezza Europa, che alimentano lucrosi traffici illeciti contro i quali, però, non c’è nessuna vera mobilitazione da parte dello Stato.

In una trasmissione televisiva l’onorevole Castelli ha sollevato una domanda serpeggiata dall’inizio dell’emergenza, ma cui nessuno ha dato risposta forse perché è il vero nucleo del problema: “Come è possibile che lo smaltimento dei rifiuti si risolve in tutte le regioni d’Italia, tranne che in Campania?” La risposta è che qui non si riesce a risolvere perché non si debbono smaltire solo i rifiuti solidi urbani e delle scarse industrie della regione, ma una quantità abnorme di scorie tossiche, industriali, radioattive, per colpa delle quali il territorio campano è al collasso, i suoi equilibri sono saltati, gli ammalati di tumore aumentano e diminuisce in maniera paurosa la qualità della vita.

In Campania, dunque, il problema dei rifiuti è diventato irrisolvibile per la loro abnorme quantità e per la loro micidiale qualità: questi rifiuti tossici, infatti, vengono mescolati e nascosti sotto il flusso dei normali rifiuti cittadini nel calderone indifferenziato di discariche autorizzate e abusive, tutte poco o per niente controllate.

Questa “eccezionalità” della situazione campana non è assolutamente venuta fuori dall’emergenza televisiva e mediatica che anziché denunciare i dati incredibili ma veri, ha tratteggiato una realtà credibile ma falsa. Anziché mobilitare esercito e Polizia contro i criminali del traffico dei rifiuti, li ha dirottati contro chi manifestava per il diritto alla salute.

Qualche esempio? Il vicepresidente della Camera Enrico Letta ha dichiarato nell’ultima puntata di Ballarò: “La prima responsabilità di questo degrado è che in Campania non sono stati fatti i termovalorizzatori… ora quello di Acerra è al 92% della realizzazione e sarà lo sblocco della situazione: perciò i comitati di cittadini che vi si oppongono hanno grosse responsabilità”. Affermazione credibile ma falsa: la costruzione dell’inceneritore di Acerra è stata bloccata dalla magistratura e a parte la polemica in corso sulla tecnologia adottata – perché scientificamente ritenuta dannosa e inquinante - anche se oggi funzionasse, non potrebbe bruciare le migliaia di tonnellate di “ecoballe” ammonticchiate da anni nelle discariche perchè non sono “ecoballe” ma balle putride, frutto di una raccolta indifferenziata e in parte contaminata dai rifiuti tossici. E lo stesso vale per il futuro: trattandosi dell’impianto in costruzione più grande d’Europa che dovrà bruciare una quantità immensa di rifiuti, la gente vorrebbe avere innanzitutto la garanzia che il combustibile sia frutto di una raccolta non solo differenziata, ma soprattutto incontaminata e controllata. Hanno diritto i cittadini di Acerra e dintorni, di chiedere queste garanzie, visto che l’impianto sorge proprio nel triangolo dei veleni Nola-Acerra-Marigliano dove la terra e le falde sono talmente inquinate che avrebbero bisogno di immediata bonifica? E visto che è proprio in questa zona che è stato rilevato il maggiore aumento della mortalità per tumore? Oppure, considerando che in questi 14 anni né il governo locale, né quello nazionale sono stati in grado di dare queste garanzie, hanno perso il diritto costituzionale alla salute e debbono mettersi in fila in silenzio, come nei campi di concentramento, circondati da esercito e Polizia, continuando a morire e a vivere nel degrado senza disturbare l’ordine pubblico e gli addetti ai lavori?

Stessa immagine, credibile ma falsa, vale per Pianura. Chi è stato in questi giorni davanti al televisore ha capito che cos’è Pianura, quanta gente vi abita, qual è la sua storia? Penso di no. Gli italiani hanno visto Pianura solo come il luogo degli scontri fra manifestanti non meglio identificati e polizia davanti a cassonetti e camion accesi.

Pochi, dunque, sanno che gli abitanti di Pianura – un quartiere di 50.000 abitanti in pieno centro di Napoli e non una zona disabitata e lontana - per 40 anni hanno sopportato in silenzio gli odori e il degrado della discarica di contrada Pisani in cambio di una promessa da parte dello Stato: che dopo 40 anni finalmente quel mostro sarebbe stato chiuso, che i figli e i nipoti non avrebbero dovuto subire lo sconcio dei padri, che il quartiere sarebbe stato risanato – e il risanamento come vedete nelle foto era iniziato – che l’oasi naturale del cratere degli Astroni adiacente alla discarica (affidata al WWF e miracolosamente intatta) sarebbe stata valorizzata, che su quella ex discarica bonificata sarebbe stato costruito un campo da golf.

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Ebbene, dopo che i cittadini hanno creduto allo Stato, hanno investito i loro soldi, comprato le case, avviato attività in sintonia con la nuova dimensione ambientale come strutture per lo sport, il tempo libero e l’equitazione, arriva il Governo italiano e dice “alt: non se ne fa più niente, si torna nella merda come prima”. E pretende di riaprire una discarica che oggi è come scoperchiare una grande bara con il cadavere ancora in putrefazione. Voi che cosa avreste fatto? Probabilmente quello che hanno fatto loro: avreste difeso il vostro territorio, il vostro futuro, la vostra salute. Ma il corteo di oltre 20.000 persone che ha sfilato pacificamente per il centro di Napoli – da piazza del Gesù fino a Santa Lucia – arrivato sotto il palazzo del Governo ha trovato luci spente e porte chiuse e non ha avuto sulla stampa il risalto che hanno meritato le immagini dei cassonetti accesi dai cittadini più incazzati: così apparentemente solo contro i rivoltosi - ma di fatto contro tutti - è sbarcato l’esercito.

L’EMERGENZA CHE DEVE DURARE IN ETERNO

E in questo bailamme disinformativo la raccolta differenziata – l’unica vera soluzione – viene presentata come un sogno quasi impossibile a causa del sottosviluppo e della scarsa cultura dei napoletani. Anche se – incredibile ma vero – in Campania già si fa, e dove si fa funziona alla grande. Guardate queste foto: le ha fatte un 30enne del posto, Enzo Scotto: mostrano due paesi confinanti, Monte di Procida e Bacoli. Dove il marciapiede è pulito siamo nel Comune di Monte di Procida in cui si fa la raccolta differenziata porta a porta; laddove si accumula l’immondizia, invece, siamo a Bacoli dove la raccolta differenziata non si fa.

E lo stesso vale per altri Comuni: a San Giorgio del Sannio, per esempio, la differenziata si fa e la cittadina è pulitissima, mentre a pochi chilometri di distanza, a Benevento, non si fa e la città è sommersa dai rifiuti. Che significa? Che nessun essere umano di buon senso, per quanto ignorante e sottosviluppato, ha piacere di vivere nell’immondizia se gli viene fornita un’alternativa valida.

Solo che la differenziata, proprio perché consente di tenere meglio sotto controllo il ciclo, la quantità e la qualità della spazzatura, è un ostacolo al business illecito dell’immondizia.

Sta di fatto che in Campania – dove si alternano da 14 anni commissari di Governo per i rifiuti – nessuno di quelli che si sono succeduti ha avviato il “ciclo virtuoso dei rifiuti” con la differenziata, preferendo individuare discariche dove - prima, dopo o insieme ai rifiuti solidi - vengono spesso illecitamente sversati i tossici. E anche adesso si continuano a ricercare siti per discariche, per collocare ogni tipo di rifiuto in attesa di qualcosa che dovrà accadere.

Risultato: aumentano le problematiche per le bonifiche delle discariche, ma aumenta anche il giro di consulenze e di affari per trovare nuovi siti e soluzioni. Così l’emergenza in Campania ha assunto i caratteri della normalità: perché ha fatto proliferare società che tendono a consolidarsi; ha creato burocrazie, consulenti, parassiti che hanno addirittura modificato il proprio status sociale per veri e propri processi di arricchimento. Un mare di soldi ha ingrassato la criminalità ed ha aperto nuovi orizzonti per guadagni illeciti. Carriere politiche crescono, il confronto democratico è inesistente, le collusioni sono chiare: la magistratura, infatti, in ogni inchiesta, continua a individuare nel malaffare il coinvolgimento di amministratori, politici, imprenditori, burocrati, soggetti appartenenti a organi di controllo. Un vero e proprio cancro diffuso in organismi dello Stato. E quest’ultima emergenza sarà una nuova, ricca, grande abbuffata da spartire, come sempre, con gli strumenti eccezionali dell’emergenza: cioè, niente gare d’appalto trasparenti, ma tutto in concessione e a trattativa privata.

Che cosa si può fare, allora, per salvare la Campania che sembra destinata a rimanere la discarica d’Italia e d’Europa?

Provare a dare voce alla Napoli pulita che lavora, studia, propone e che ha incrinato il muro di silenzio costruito dagli stessi organi di informazione, che ha contribuito ad aprire gli occhi ai cittadini, ha denunciato alla magistratura il commissario di governo per “disastro ambientale colposo” e rivolto un appello all’Europa attraverso la stampa estera. Si tratta dei cittadini che fanno capo alle Assise della città di Napoli e del Mezzogiorno d’Italia meglio note come le Assise di Palazzo Marigliano: il palazzo dove si riuniscono ogni domenica mattina (vedi “Che cosa sono le Assise” in Documentazione Rifiuti). Oltre a un sito e a un bollettino dove da 2 anni, con il supporto di una poderosa documentazione, viene denunciato il vero problema rifiuti, l’Assise ha deciso di aprire un dialogo più diretto con i cittadini e di diffondere parte di questa documentazione anche attraverso questo blog.

[Post tratto dal blog La verità delle contrade]

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