Garlasco, Chiara Poggi è morta dopo una lenta agonia

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Mentre ancora si attende la pubblicazione del memoriale di Alberto Stasi una delle più tristi notizie che sarebbero potute arrivare, alla luce di un omicidio ormai già compiuto, ha fatto capolino oggi su La Provincia Pavese, da cui prendiamo l'articolo che parla delle modalità riguardanti la morte di Chiara Poggi.

Quello che solitamente ci si augura nel caso di delitti così violenti, ovvero un timido "Speriamo sia morta subito senza accorgersi di nulla", purtroppo non trova riscontro nelle analisi degli inquirenti sul corpo della giovane ragazza.

Chiara Poggi non è morta all'istante, ma ha dovuto subire una lenta agonia. Forse, prima di morire, è stata colpita con più di un oggetto domestico. Non ci sarebbe quindi una sola arma del delitto, peraltro mai trovata, ma più di una. 

«Ne parlerà la relazione scientifica della difesa», dice Giuseppe Colli, uno dei legali di Alberto Stasi, indagato per l’omicidio della fidanzata Chiara Poggi. «In base a tipo e numero di lesioni provocate dal killer - aggiunge Colli - faremo ipotesi alternative a quelle dell’accusa». Per questo, la difesa ha chiesto copia anche su base informatica della documentazione raccolta da carabinieri e medico legale.
In particolare, spiega il perito della difesa Francesco Avato, sono state richieste alla procura le memory card delle fotocamere digitali, per rivedere la documentazione fotografica (anche dell’autopsia) direttamente a computer, non solo su carta.

E l'articolo prosegue.

Secondo il medico legale che ha firmato l’autopsia, Chiara Poggi è morta per “lacerazione dell’encefalo contestuale allo sfondamento del cranio”. E ancora: “L’intervallo fra la produzione di tutte le lesioni e la morte è circoscrivibile in pochi minuti”. Ma il perito della difesa - la relazione è attesa per fine mese - potrebbe ipotizzare un’agonia più lunga, in base a numero e tipologia delle ferite.
Chiara è stata colpita alla testa e al viso 10-15 volte, con un corpo contudente mai ritrovato.

Secondo l’autopsia, “l’arma non è precisamente identificabile. Ha una stretta superficie battente metallica e spigoli molto netti”. Ha anche due terminazioni: una piatta, a sezione circolare o quadrata, e una appuntita “con una proprietà tagliente applicata come tale”.

Cioé, chi ha usato quell’oggetto - non ideato per ferire - lo ha manovrato a questo scopo. Dopo la relazione sull’autopsia, si era ipotizzata una piccozza, o una zappetta da giardino. I Poggi dicono che da casa loro non manca nulla: ma finora hanno fatto solo brevi sopralluoghi nella villa, sotto sequestro da cinque mesi.

Secondo la parte lesa, potrebbe essere un oggetto di uso marinaresco: un palanchino, un attrezzo per sciogliere i nodi delle cime. Ma Avato dissente: «Attenti a non fare ipotesi troppo fantasiose». La difesa dovrebbe delineare due o tre tipologie, per un’arma del delitto alternativa. Non si esclude un oggetto di uso domestico, o comune in molte abitazioni. Verrà anticipata l’ora del delitto: da indiscrezioni, fra le 9 e le 9.30 del 13 agosto 2007. L’autopsia invece indica il decesso fra le 10.30 e mezzogiorno, più probabilmente fra le 11 e le 11.30. A dare l’allarme, poco prima delle 14, è stato Alberto Stasi.

Dice ancora l’autopsia: “La vischiosità del sangue, la temperatura del corpo e il sanguinamento, comparati con età e corporatura della vittima, e le condizioni ambientali permettono di circoscrivere un arco di tempo per il decesso». Però, «si deve tener conto anche di numero e tipologia delle lesioni provocate», sottolinea la difesa. Chiaraè stata aggredita a più riprese, in diversi punti della sua casa di via Pascoli. Prima in cucina, dove è rimasta la tazza con i resti di latte e corn-flakes della sua ultima colazione. Poi nell’ingresso, mentre cerca di sfuggire al killer, e ancora vicino al mobiletto del telefono.

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