Coffee shop, la guerra dello spinello: l'Olanda li sposta al confine con il Belgio

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Partiamo da una prima considerazione sui Coffee Shop olandesi, gioia di tanti giovani europei che appena possono si riversano ad Amsterdam per ammazzarsi comodamente di canne. Non sappiamo le percentuali, ma solitamente, quando un gruppo di ragazzi si reca ad Amsterdam, un giretto nel Coffee Shop è quasi d'obbligo.

Ebbene, Amsterdam e Rotterdam stanno correndo ai ripari, chiudendo i Coffee Shop. Anche perchè, secondo una recente indagine, l'abuso - non l'uso - da parte dei ragazzi è in continuo aumento; la dipendenza da cannabis, a quanto pare, in Olanda sembra essere una realtà. E così si corre ai ripari, chiudendo tanti Coffe Shop.

Non solo, dopo aver promesso al Belgio che i Coffee Shop non sarebbero mai sorti vicino al confine con il Belgio, ora l'Olanda ha cambiato idea, firmando ieri un accordo per spostare i locali proprio al confine.

Inutile dire che il Belgio non ha gradito

Ecco cosa scrive il Corriere.

L’avevano promesso solennemente, ai vicini del Belgio: «Senza il vostro accordo, i coffee shop e gli spinelli davanti a casa vostra non li porteremo mai». Promesse da sindaco a sindaco, da ministro a ministro, da governo a governo: da cittadini a cittadini della stessa Unione Europea, che non ha più dogane o confini.

E invece, ieri all’ora di pranzo, senza permesso né accordo, con una firma è stato dato il via ai lavori: il comune di Maastricht, ultima città olandese a sostenere gli spacci liberi di marijuana, hashish e funghi allucinogeni ormai in declino ad Amsterdam o Rotterdam— i coffee shop, appunto —cambia idea, stufo dei troppi «turisti dello spinello»: e trasferisce i suoi locali più famosi a Eijsden, 12mila abitanti, cittadina poco distante; ma altrettanto poco distante dalla frontiera aperta con il Belgio, dal quale—teme Bruxelles— i «paradisi della canna» calamiteranno ora più facilmente buona parte della loro clientela.

E cioè 4.000 «turisti» ogni giorno. Perché il Belgio è un Paese dove la vendita delle «droghe leggere» non è legalizzata, e così protesta paventando il «contagio»: a un’ora di treno da Liegi, la prima cittadina olandese è proprio Eijsden. Poco più in là, c’è Maastricht, culla del sindaco cristiano-democratico Gerd Leers, simbolo — almeno a parole, fino a poco tempo fa — del «sì» alla cannabis. Alcuni mesi fa, il premier belga Guy Verhofstadt ha inviato una lettera di protesta al suo collega olandese Jan Balkenende.

E ora Bruxelles ribadisce: «Niente iniziative unilaterali », in Europa bisogna «rispettare i principi di buon vicinato» e un Paese tollerante verso certe pratiche «non potrebbe e non dovrebbe comunque creare problemi ai Paesi confinanti». Nei mesi scorsi, sul problema c’erano stati addirittura scambi di messaggi fra i governi. E la lite era arrivata anche nei palazzi dell’Unione Europea. Insomma, una «guerra dello spinello».

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