Meredith, prove di omicidio: un testimone ha visto Raffele, Amanda e Rudy assieme la sera prima dell'omicidio

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Una nuova sconvolgente verità - o mezza verità - che riguarda l'omicidio di Meredith. E' spuntato un nuovo testimone albanese, che dopo due mesi si è presentato davanti agli inquirenti raccontando una storia che ha dell'incredibile. Lo ha fatto solo ora perchè aveva paura.

Ha parlato di tre ragazzi che spiavano la villa, ma soprattutto di Rudy, Amanda e Raffaele che la sera prima dell'omicidio erano appartati assieme, forse per studiare l'assassinio. Amanda, a quanto pare, aveva in mano un coltello e, assieme a Raffaele Sollecito, ha tentato di aggredire l'albanese.

Diciamolo subito, la testimonianza è stata definita dagli inquirenti affidabile, anche se si sospetta che non tutto sia vero. Una cosa è certa: se il racconto fosse veritiero tutto cambierebbe: ci sarebbe la prova che Rudy e Raffaele si conoscevano, cosa sempre negata da Sollecito.

Non solo, i dubbi sul coltello di Amanda avrebbero una soluzione. 

Vediamo cosa riporta La Stampa in un articolo molto dettagliato.

La notte prima dell’omicidio di Meredith Kercher, la notte di Halloween, Amanda, Raffaele e Rudy erano insieme. In via della Pergola 7. Era buio e pioveva, quella sera. E la «luciferina» Amanda brandiva un coltello...

Non è l’ennesimo immaginario incipit del noir globale che è il giallo di Perugia. C’è un nuovo supertestimone, è un albanese, un regolare, lavoratore con permesso di soggiorno, una persona ritenuta «affidabile». Questo cittadino, che vive a Perugia, si è presentato la settimana scorsa dal pubblico ministero Giuliano Mignini, che indaga sull’omicidio di Meredith, la studentessa inglese uccisa la notte tra il primo e il due novembre scorso.

Accompagnato da un avvocato, l’albanese ha voluto precisare, come premessa: «Mi rendo conto che due mesi e passa dopo, la mia testimonianza possa apparire poco credibile. Mi creda, ho avuto paura in queste settimane e per questo non sono venuto da lei prima. Ma adesso ho deciso di raccontare tutto quello che ho visto».

Dunque, il giorno prima, la notte di Halloween. La notte delle feste goliardiche, delle bevute e dei travestimenti. Quella sera pioveva: «Erano le otto - ricorda il testimone -, nel buio e sotto una fitta pioggia ho strusciato con la macchina dei sacchetti di spazzatura, i due cassonetti che si trovano proprio nei pressi del cancello della villa di via della Pergola 7».

Frena, l’albanese, accosta la macchina, inserisce le doppie frecce. Scende per vedere i danni subiti della macchina quando, all’improvviso, sbucano due ragazzi: «Erano loro, li ho riconosciuti, erano Raffaele e Amanda. Attaccano briga. Gridano, hanno voglia di litigare. A un certo punto la ragazza tira fuori un coltello, lo brandisce in modo aggressivo. Ho paura, faccio per correre verso la macchina quando dal nulla, dal buio, spunta un altro ragazzo. E’ un nero. E’ l’ivoriano. Sì, Rudy. No, non li conoscevo prima, li ho riconosciuti dopo quando le loro fotografie sono apparse su tutti i giornali».

Se non fossero loro - Rudy, Raffaele e Amanda - questo incontro ravvicinato dell’albanese con il terzetto potrebbe essere archiviato come una brutta avventura, per il povero autista aggredito da tre ragazzacci. E invece, questa testimonianza viene ritenuta molto importante dalla Procura di Perugia, per due motivi. Il primo, perché smentisce la tesi di Rudy e di Raffaele di non conoscersi. Il secondo, perché Amanda sostiene che lei non girava con un coltello in borsa. Ma forse c’è un terzo motivo che potrebbe portare acqua al mulino della tesi dell’omicidio premeditato che, come si ricorderà, ha trovato un primo puntello con la scoperta del coltellaccio da cucina di casa Sollecito, con i Dna di Meredith e Amanda.

Insomma, la sera di Halloween, Amanda, Rudy e Raffaele volevano uccidere Meredith. E’ solo una ipotesi suggestiva, una novità introdotta dallo scrittore (collettivo e immaginario) del giallo di Perugia? O invece, davvero, i tre ragazzi volevano uccidere la studentessa inglese? E perché? E, soprattutto, perché questo loro disegno premeditato non è andato in porto? Va anche detto, per dovere di cronaca, che la testimonianza dell’albanese «affidabile» - spiegano gli investigatori che si occupano di storie come queste - potrebbe non essere del tutto vera, insomma vera fino a un certo punto. In ogni caso, questa testimonianza non cambia un quadro indiziario già di per sé molto compromettente per i tre indagati: Raffaele Sollecito, Amanda Knox e Rudy Hermann Geide.

In attesa delle ulteriori novità della Scientifica, dalla perizia medico-legale in corso, filtrano alcune indiscrezioni. I periti e i consulenti che tra pochi giorni ultimeranno il loro lavoro, hanno già accertato che l’ora della morte di Meredith è avvenuta intorno alla mezzanotte tra il primo e il due novembre. Spostando, dunque, le lancette del tempo di nuovo avanti. E la morte della ragazza è avvenuta per l'emorragia interna che l’ha soffocata.

Adesso si aspettano altre novità dai laboratori della Scientifica (ma non è questione di giorni). Ci sono altri esami da portare a termine. Gli ultimi risultati, sui reperti e le impronte trovate nel secondo sopralluogo della Scientifica nella casa di via della Pergola 7 (il 18 dicembre scorso), avevano confermato che la notte dell’omicidio nella casa c’erano tutti e tre i sospetti: Amanda, Rudy e Raffaele.

In particolare, è stato trovato il Dna di Raffaele sul reggiseno strappato e tagliato di Meredith. Sulla bretella era già stato isolato un cromosoma Y di Rudy. Ma nella fascia posteriore elastica, all’altezza dei gancetti e degli occhielli che chiudono il reggiseno, mancava un pezzetto. Due centimetri, tagliati con una lama, che analizzati hanno consegnato il Dna di Raffaele. Come se lo studente di Giovinazzo avesse impugnato il reggiseno per tagliarlo. Ma chi impugnava il coltello che ha ferito a morte Meredith Kercher?

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