Garlasco, i legali di Stasi diranno chi è il vero assassino di Chiara Poggi: non è Alberto

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Sembra di tornare ai tempi del delitto di Cogne, quando i legali che si succedevano al fianco di Annamaria Franzoni presentavano nuovi nomi e nuove prove sui veri assassini di Samuele. Anche per quanto riguarda il delitto di Garlasco sembra imboccata questa via del killer "alternativo".

Sia ben chiaro, non c'è nulla di male: il fine del processo è quello di scoprire il vero colpevole, non mandare in carcere Alberto Stasi per presa posizione o per mancanza di prove. Tuttavia le modalità di difesa fanno riflettere, soprattutto se si mettono accanto, per un rapido confronto, Cogne e Garlasco: i risultati dei Ris, in entrambi i casi, vanno verso una precisa direzione, i risultati in mano alla difesa invece tentano di confutare le prove raccolte.

Tutto normale, è il naturale corso della giustizia e dei processi; il problema è che, nel caso di Cogne, sappiamo bene com'è andata a finire. Per il delitto di Garlasco, invece,  non ci resta che aspettare.

La Provincia Pavese ha pubblicato un articolo che riassume le ultime novità sul delitto di Chiara Poggi, vi invitiamo a leggerlo perchè chiarisce alcuni punti sul memoriale che ben presto verrà ufficialmente consegnato. 

Come è noto, le nuove informazioni della difesa saranno riassunte in una memoria, firmata dai legali di Alberto: il professor Angelo Giarda, Giuseppe e Giulio Colli. Verrà allegata alla perizia scientifica. Non è escluso però che i documenti vengano presentati in procura a Vigevano separatamente: prima la memoria e poi la perizia. Sulla possibilità di fare adirittura il nome preciso di un altro presunto assassino (o assassina) di Chiara Poggi - uccisa il 13 agosto 2007 - Giuseppe Colli ieri diceva: «Dovremmo prima acquisire materiale di indagine, come le testimonianze di tutti coloro che sono stati sentiti a verbale ed eventuali inercettazioni telefoniche ed ambientali ad esempio per individuare un soggetto precuso al di là delle convinzioni personali». Confermare una convinzione: l'inchiesta sul delitto di via Pascoli prenderà una nuova direzione, quando il magistrato avrà a disposizione gli elementi raccolti dalla difesa. Che presenterà una ricostruzione di tempi e modi dell'omicidio, diversa da quella delineata finora dall'accusa, basandosi anche e soprattutto su accertamenti dei carabinieri del Ris di Parma. Vale la pena ripeterlo: la difesa dissente dall'accusa su un punto fondamentale, prioritario ai fini di qualunque ricostruzione: l'ora della morte di Chiara.


 Per i legali di Stasi, si torna a quella che fu l'ipotesi privilegiata nelle prime settimane dopo il delitto: la ragazza è stata uccisa nella prima parte della mattinata. E non - come ha stabilito poi il medico legale incaricato dell'autopsia - fra le 10.30 e mezzogiorno, e più probabilmente fra le 11 e le 11.30. In particolare, la difesa indicherebbe il decesso fra le 9 e le 9.30. Da questo punto "fermo" partirebbero le considerazioni su chi, come e perchè - mentre Alberto era a casa sua in via Carducci, per lavorare alla tesi di laurea - può essere entrato nella villa di via Pascoli. Dove Chiara in quei giorni era sola: i genitori e il fratello Marco erano partiti il 5 agosto all'alba, per una vacanza in Trentino. Invece i genitori di Alberto erano a Spotorno dal 10 agosto. Passato il Ferragosto, anche i due ragazzi dovevano trasferirsi in Liguria per un breve periodo di vacanza, al rientro degli Stasi. Ma poco prima delle 14 del 13 agosto, il fidanzato di Chiara si è presentato alla caserma di via Dorno, che dista un paio di minuti in auto da villa Poggi. Ha raccontato di essere entrato in casa della fidanzata, trovando Chiara morta.

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