Strage di Erba, quando l'orrore viene rivissuto in aula attraverso le testimonianze

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Ci siamo sempre scagliati contro la figura di Azouz Marzouk, che ha sempre dimostrato di tenere alla sua immagine e alla sua carriera molto di più che al ricordo di quella tragica notte che lo ha privato della famiglia, tuttavia i racconti dei testimoni in aula avranno fatto rabbrividire anche lui (nela foto Ansa Olindo Romano e Rosa Bazzi al processo)

Già, perchè come scrivono tutti i quotidiani, avidi di particolari sulla strage di Erba, l'orrore ha veramente fatto ingresso in aula sotto forma di racconto dei testimoni. In aula non si è in uno studio televisivo, non ci sono filtri, tutto va raccontato nei minimi dettagli senza evitare i particolari più terribili. Per questo la tv non dovrebbe mai avvicinarsi ad un'aula, per questo i giornali affetti da morbosità congenita non dovrebbero mai partecipare ad un processo come quello di Erba.

Perchè poi ne escono resoconti come quello che segue. Racconti che non aggiungono nulla ma che sanno far male. Una crudezza, che secondo noi, sarebbe meglio lasciare in aula. I colpevoli, quelli sì, dovrebbero invece interessarci. Ma quelli si conosceranno solo alla fine del processo. Allora, e solo allora, la stampa dovrebbe accorrere in massa.

Mentre scorrono su due schermi al plasma le immagini dell'appartamento di Raffaella Castagna devastato da un incendio che ha salvato i giocattoli di piccolo Youssef, i vigili del fuoco e i vicini di casa, che intervennero per domare le fiamme, raccontano come scoprirono, passo per passo, l'entità di quella strage.
 
Vittorio Ballabio fu il primo a vedere il fumo uscire dalla casa della famiglia di Azouz Marzouk e a dare l'allarme. "Trovai Mario Frigerio con la testa nell'appartamento e il corpo sul pianerottolo della casa di Raffaella, ridotto a una maschera di sangue, con i capelli che fumavano. Frigerio mi disse due volte: 'mia moglie e' di soprà". Quando riuscì a entrare in casa vide che il golfino di Raffaella stava bruciando.
 
Poi una similitudine della cui brutalità si pente subito, scusandosi: "Aveva le gambe nere, come quando si fa la trota al cartoccio". Aveva sentito una voce di donna gridare "Aiuto, aiuto". Era, con tutta probabilità, Valeria Cherubini, moglie di Frigerio, che rimase uccisa nella strage. La Cherubini fu trovata per ultima da Ferruccio Miotto, responsabile dei Vigili del fuoco di Erba: era "genuflessa" davanti a una finestra del pianerottolo superiore, dove aveva cercato scampo. Raffaella era nell'ingresso di casa, nel corridoio sua madre, Paola Galli e infine, nel salotto, il piccolo Youssef sul divano. Miotto, nella sua deposizione, si è avvalso di alcune fotografie che inquadravano, appunto, i corpi al momento del ritrovamento.
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