Dalla crisi idrica a Benevento al clientelismo della "casta": una storia italiana

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Ancora una volta il blog La verità delle contrade ha sfornato un'interessante inchiesta, ripresa anche dal nuovo numero dell'Espresso. Avevamo già parlato della crisi idrica a Benevento. Ora facciamo un passetto in più. 

Tratto da La Verità delle Contrade 

Con il titolo “Rachomon dell’acqua: ovvero le due verità” il 23 novembre si apre il capitolo denominato “Verità acqua” di questo blog per raccontare l’assurda vicenda di oltre 30.000 beneventani che, rimasti senza acqua corrente per più di una settimana, si sono ritrovati di colpo in una situazione da Terzo Mondo: non tanto per la mancanza di acqua in sé, ma perché solo come avviene nei paesi sottosviluppati o retti da regimi antidemocratici, l’acqua è mancata senza preavviso e senza una spiegazione.

Questa vicenda è stata ripresa anche dall’ESPRESSO – in edicola - arricchita dei nomi dei protagonisti che fanno capo all’Udeur e che in parte sono sotto inchiesta per altre questioni. Ma a noi delle Contrade non è tanto l’esito di queste vicende giudiziarie che interessa quanto il segnale che rimandano: di un malcostume nella gestione della cosa pubblica che danneggia tutti i cittadini.

Il “sistema Mastella”, infatti, non è l’unico del genere: il clientelismo per recuperare voti e favori è un sistema diffuso in Italia, diventato ormai tipico della “casta”.

Ma questo sistema diventa inaccettabile se grazie allo sponsor politico di turno, vincono gli uomini, i progetti, gli accordi peggiori. Se per favorire i “clientes” sparisce ogni forma di trasparenza e si effettuano scelte che distruggono il territorio, il futuro della gente, la loro salute, la possibilità di trovare un lavoro, compresa l’opportunità di godere di un bene prezioso come l’acqua. In Italia, però, ci sono anche molti comitati e associazioni di cittadini che operano per arginare il clientelismo becero: compreso il nostro, che in questa come in altre denunce sta tentando di dare un modesto contributo soprattutto spiegando quali sono i meccanismi che il clientelismo adotta.

Solo così, infatti, è possibile studiare una strategia per contrastarli. Ma in questo anche il cittadino deve fare la sua parte: almeno facendo lo sforzo di leggere come fa la casta a prenderlo in giro: a cominciare dal post – anche se un po’ lungo - che segue. Perché sintetizzato e arricchito di nuovi risvolti, spiega i danni derivati al cittadino da una gestione politica, inefficiente e precaria di un bene primario come l’acqua grazie anche a tecnici – tutti di fiducia politica – che anziché fare chiarezza per risolvere la crisi idrica beneventana, hanno alimentato la confusione. Sono state, infatti, le spiegazioni fornite dai responsabili dell’acquedotto regionale campano - sostenute da gran parte dei politici che hanno gestito l’ “emergenza anomala” – ad alimentare il caos mediatico di un’emergenza annunciata, che si poteva evitare e che invece è stata cavalcata per fini non ancora chiariti.

RACHOMON DELL’ ACQUA : ORA LA VERITÀ È UNA

Alcune tappe di questa inchiesta vanno, dunque, ripercorse a partire dall’interrogativo di fondo: l’azienda Molise Acque – che invia nell’acquedotto regionale campano l’acqua delle sorgenti del Biferno necessaria a dissetare Benevento – ha sempre sostenuto di avere inviato in Campania, per tutto il mese di novembre, la stessa quantità di acqua: cioè, più di 200 litri al secondo.

Perché, allora, a partire dal 23 novembre questo stesso quantitativo ha lasciato i rubinetti a secco? “STRISCIA LA NOTIZIA” come si sa, ha girato l’interrogativo, dopo averlo posto alla Molise Acque, alla Ge.Se.Sa. la società che gestisce le risorse sul territorio sannita. Ma in realtà la risposta avrebbe dovuto darla la Regione Campania perché è questa che gestisce – manovrando le portate e dirottandole - l’acquedotto che dal Molise conduce l’acqua a Benevento: ed è la vera responsabile dell’accaduto come emerge anche dalla documentazione e dall’incontro dei giorni scorsi alla Ge.Se.Sa con il presidente Fiorenza, l’amministratore delegato Patrizi e il dirigente Porcaro. Dai documenti e le testimonianze ottenute ecco che cosa viene fuori. Il 20 novembre la Ge.Se.Sa. scrive allarmata ai due tecnici responsabili dell’acquedotto regionale che dal Molise porta l’acqua in Campania e a Benevento. I due tecnici sono l’ingegnere Generoso Schiavone, dirigente del settore idrico regionale a Napoli che dipende dall’assessore regionale Luigi Nocera dell’Udeur (inquisito e oggi dimessosi); e al geometra Giuseppe Molinaro, responsabile di zona per la tratta che riguarda Benevento e i Comuni del Sannio, consigliere Udeur al Comune di Benevento.

“La portata idrica in arrivo dall’acquedotto Biferno risulta essere sensibilmente inferiore alla normale adduzione”, scrive la Ge.se.sa. E Molinaro il 21 novembre, risponde: “la diminuzione (…) è dovuta al calo naturale delle sorgenti di Boiano (Biferno)”. E aggiunge: “questo ente si adopererà a tenere costantemente sotto controllo la situazione fino alla regolare stabilizzazione dell’erogazione idrica”. Come dire: c’è un problema di siccità, c’è stato in maniera analoga anche quest’estate, poi è stato risolto: comunque noi stiamo attenti e controlliamo. Ma il 22 la Ge.se.sa scrive ancora a Schiavone e Molinaro che “si è registrata una forte diminuzione della portata” e aggiunge: “si segnala un aumento della concentrazione di cloro libero con valori superiori allo 0,3 mg/litro”. Che significa? Che la situazione, secondo la Regione dovrebbe essere sotto controllo: ma se per caso non si sono accorti che l’acqua sta diminuendo e continuano a mettere la stessa quantità di cloro, la percentuale di cloro diventa eccessiva. Perciò, nonostante le rassicurazioni regionali, la Ge.Se.Sa. per precauzione, di notte blocca l’erogazione nelle case, in modo da consentire al serbatoio della parte alta della città di riempirsi per fare fronte alle richieste del mattino. Il 23 mattina, però, la sorpresa: il serbatoio non si è riempito.

L’acqua di notte non è arrivata. A chi tocca fornire una spiegazione? Non c’è dubbio: alla Regione Campania. La Regione Campania, però, attraverso una nota di Giuseppe Molinaro del 23 novembre si limita a constatare i fatti: “a causa di una ridottissima portata idrica delle sorgenti del Biferno, si potranno verificare riduzioni delle portate. Tanto si comunica per eventuali provvedimenti da adottare dai comuni interessati”. Bravo: ha chiuso la stalla a buoi scappati. L’avviso, infatti, arriva alle11 del mattino quando ormai l’acqua se n’è andata e l’unico provvedimento che possono prendere i Comuni è chiudere le scuole, le mense, gli esercizi commerciali, allertare la protezione civile, i vigili del fuoco, e così via.

Quanto a spiegare perchè se n’è andata, non ci prova nemmeno. Questo compito viene affidato, invece, al dirigente Schiavone in una nota del 23 novembre che fornendo solo argomentazioni fumose e insostenibili da un punto di vista tecnico, di fatto avvia il caos mediatico. In particolare, quel Rachomon dell’acqua” con il quale la Regione da un lato sembra addossare la “colpa” dell’improvvisa riduzione al Molise, dall’altro la smentisce. E qui fa va fatta una piccola parentesi per spiegare la differenza tra “crisi idrica” e “emergenza idrica” perché non è solo una sottigliezza linguistica ma, come in un giallo, una traccia fondamentale per risalire ai colpevoli.

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