Il viaggio della morte: cavalli destinati al macello, per 40 ore senza acqua e cibo

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Sono immagini difficili da guardare, e ad essere sinceri non sono nemmeno una novità: i viaggi degli animali destinati al macello, che già di per sè sono un'agonia che possiamo solo immaginare - ad esempio quando vediamo quelle povere bestie in autostrada, ad agosto, stipate su un camion fermo all'autogrill sotto al sole e sopra un asfalto infuocato - ora scopriamo essere una vera tortura, una via crucis di inaudita sofferenza.

Gli animali vengono trattati come prodotti, come carne già in scatola quando ancora sono vivi, mammiferi che, come dimostrato più volte, riescono a provare molto più di quello che possiamo immaginare.

Stiamo parlando dei camion che vanno dalla Spagna al sud Italia, quelli che percorrono migliaia di chilometri per raggiungere la destinazione, quei camion che trasportano circa 80mila cavalli all'anno. E' possibile dare dignità a degli animali che sono destinati al macello? Avranno anche loro il diritto alla non sofferenza, a non dover morire dopo 40 ore di dolore?

Alcuni volontari dell'associazione tedesca Animals Angels hanno provato a seguire alcuni di questi convogli per verificare in prima persona le sofferenze degli animali: il risultato in questo video.

Terribile.

Ecco cosa scrive il Corriere.it, che riporta la notizia sulla home (bravi).

I cavalli sono stipati su camion in spazi angusti dove gli animali che cadono a terra sfiniti vengono calpestati dagli altri che condividono i pochi metri quadrati del pianale. I capi dovrebbero per legge viaggiare in box individuali, ma questo non sembra valere per i trasporti tra Spagna e Italia. Durante il viaggio gli animali non vengono mai fatti scendere e rifocillati, anche se le norme in materia prevedono che che ciò avvenga almeno ogni 24 ore.

DUEMILA KM DI SOFFERENZA - Il viaggio inizia a 2000 chilometri di distanza dalle zone di maggiore consumo, le regioni meridionali dell'Italia. Si parte dalla Catalogna, dove i cavalli vengono allevati conducendo un'esistenza tutto sommato buona, pascolando liberamente tra le colline. I mattatoi locali, però, non sono ancora in grado di lavorare e congelare la carne, per la successiva commercializzazione. Di qui la necessità di organizzare questi veri e propri viaggi della morte. «Gli allevatori locali non sono molto favorevoli all'esportazione di animali vivi - fanno notare gli animalisti -, ma affermano di non avere scelta». In alcune fattorie di valle i cavalli vengono fatti ingrassare, poi entrano in scena gli intermediari che li acquistano per poi rivenderli. E subito dopo arriva il momento del viaggio, che durerà dalle 36 alle 46 ore. Esso viene compiuto con temperature che in estate sono spesso superiori ai 40 gradi, con cibo e acqua non vengono somministrati con regolarità. Capita spesso che i cavalli compiano l'intero tragitto restando assetati e soffrendo per il calore e la disidratazione. E tutto per il mancato rispetto di norme che in realtà esistono.

«FERMATE QUEI VIAGGI» - «Siamo convinti che il commercio di cavalli vivi su lunga distanza debba finire - dicono la Lav e gli altri gruppi che promuovono la campagna - e che le leggi sul benessere animale emanate dall'Unione europea debbano essere fatte rispettare in modo rigoroso. Occorre eliminare il commercio di animali vivi su lunghe distanze e, se propri deve esseri, chiediamo che la macellazione avvenga vicino ai luoghi di allevamento. Il loro trasporto su così lunghe distanze è un qualcosa di crudele e non necessario».

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