Giallo di Garlasco, il pc confermerebbe l'alibi di Alberto Stasi

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Giusto ieri vi avevamo dato una notizia che i quotidiani hanno trattato in tono minore o non hanno trattato affatto. A quanto pare, infatti, sul pc di Alberto Stasi non sono state trovate tracce di foto o filmati pedopornografici.

Ricordiamo che a parlare è sempre la difesa, quindi prevedibilmente la versione dell'accusa non è messa - per il momento - in serio dubbio. Sarà il dibattimento con prove alla mano a farci capire qualcosa di più.

Oggi salta fuori anche una nuova versione della difesa. Quante volte abbiamo parlato dell'alibi di Alberto Stasi che non veniva supportato dall'analisi sul computer. Ebbene, a quanto pare ora potremmo trovarci di fronte ad una realtà completamente diversa.

Come sempre accade in questi casi è La Provincia Paves e a fornirci spiegazioni dettagliate su ciò che sta avvenendo a Garlasco. Per fortuna - lo diciamo seriamente - il giallo di Garlasco è diventata notizia da quotidiano locale.

Scrive La Provincia Pavese.

Chiara è stata uccisa fra le 10.30 e mezzogiorno del 13 agosto 2007, nella sua casa di via Pascoli, dice il medico legale. Quella mattina, Alberto sostiene di aver lavorato alla tesi sul pc portatile, fra le 10 e mezzogiorno, restando comunque nella sua villa di via Carducci fino alle 13.30. Poi è uscito, per andare a vedere come mai Chiara non rispondeva al telefono fin dal primo mattino, e l’ha trovata morta. Quindi il pc è fondamentale per l’alibi del 24enne Alberto, che in quei giorni era a casa solo: i genitori erano al mare.

I tabulati telefonici non lo aiutano molto. La mattina del 13, sulla linea fissa di villa Stasi risultano solo due telefonate: una della madre di Alberto, che chiama il figlio alle 9.47, e una di Alberto a villa Poggi, alle 12,20.
Per il resto, in questo intervallo di tempo, risulta solo traffico su cellulare.
Secondo la perizia informatica dei Ris, consulenti dell’accusa, il pc di Stasi è stato usato soltanto fra le 9.36 e le 9.39 di quel giorno. E’ rimasto poi acceso fra le 10.15 e le 12.30, ma senza essere effettivamente utilizzato.

Secondo la difesa invece, anche la mattina del 13 il fidanzato di Chiara ha usato a lungo il computer. «Abbiamo cercato di dare un contributo oggettivo alla ricostruzione dei fatti - spiega il professor Angelo Giarda, uno dei difensori di Stasi - soprattutto per dimostrare che il racconto di Alberto è vero.
Infatti, l’elaborato della tesi è stato arricchito proprio nei momenti in cui la ragazza veniva aggredita».

I Ris sostengono di aver recuperato nell’hard disk video e foto pedoporno, che erano state cancellate. Un possibile movente: Chiara vede quelle immagini, minaccia Alberto di denunciarla o comunque di rivelare il segreto, e lui la uccide. Secondo la difesa, invece, nessuna fotografia o filmato pedopornografico è stato trovato nelle copie dei due hard disk consegnati ai legali di Stasi. In sostanza: utilizzando le sigle indicate dalla procura nell’invito a comparire per Stasi, relativo all’accusa di detenzione e diffusione di materiale pedopornografico, l’esperto informatico non sarebbe riuscito a rintracciare foto o filmati pedopornografici. «Le indicazioni fornite - commenta Giarda - non ci hanno consentito di capire quali film o foto avevano tale natura».

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